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Racconto di una donna iraniana: denudata dai Basij

FRENCH GERMAN

Questa è la testimonianza di una ragazza che ha preso parte alle manifestazioni post-elezione in Iran. La ragazza è stata picchiata, bendata, insultata e poi spogliata dai Basij. I Basij sono il braccio armato del regime iraniano, i picchiatori degli ayatollah, quelli a cui tocca il lavoro sporco. Dipendono direttamente dai Pasdaran, le Guardie iraniane della Rivoluzione.

È passato quasi un anno dal fatto, ma ci sembra importante ricordare che questa violenza potrebbe ripetersi durante la manifestazione annunciata, pochi giorni fa, da Karroubi per celebrare l’anniversario del 12 giugno 2009.
La testimonianza è stata pubblicata in inglese sul sito Street Jounalist, da un reporter
Veladbaygi.

[Nota di Veladbaygi: Non ho nessuna notizia dalla mia amica “Purezza Coraggiosa” e per non rischiare non l’ho neanche contatta telefonicamente, non voglio causarle problemi.
Nel visitare l’Iran, durante le vacanze di Capodanno, ho finalmente avuto l’opportunità di rivedere la mia famiglia e informarmi sulla mia amica “Purezza Coraggiosa”. Sono andato a casa sua, ma non ho trovato nessuno, suppongo che siano in viaggio. In ogni caso, dopo le vacanze di Capodanno, ho lasciato l’Iran senza alcuna notizia di lei, fino a ieri quando ho ricevuto una e-mail che diceva:]

Il 22 di Bahman come tutte le altre volte, abbiamo deciso con altri amici di andare alle manifestazioni. Avevamo programmato d’incontrarci alle 10 sul lato sud della piazza 2°Ariashahr. Quando siamo arrivati, ci siamo resi conto che anche se Ariashahr sembrava più una postazione militare che un piazza, molta gente aspettava ancora l’arrivo di Karroubi.
Più passava il tempo e più persone arrivavano, con l’aumentare della folla, anche gli slogan aumentavano: “morte al dittatore” “noi appoggiamo Karroubi” e moltri altri slogan che adesso non ricordo più, sono passati ormai 80 giorni, dal fatto.

Mentre ci trovavamo ancora in piazza ho sentito degli spari, eravamo circondati, hanno lanciato gas lacrimogeni ed hanno imbrattato i vestiti della gente con vernice colorata. Mentre ci chiedevamo che cosa stesse succedendo, ci hanno attaccato, hanno iniziato (la polizia di stato) a picchiare la gente. Mentre cercavamo di fuggire siamo inciampati uno nei passi dell’altro.

Nella fuga mi sono accorta che i picchiatori mi avevano presa di mira, allora mi è diventato chiaro che stavano per arrestarmi. Correvo con tutta la forza che avevo in corpo, ma non ci è voluto molto prima che mi catturassero. Ero circondata. Mentre ero in piedi di fronte a loro, uno dei picchiatori (polizia di stato) mi ha afferrata da dietro colpendomi con qualcosa di duro, sembrava un tubo. L’impatto è stato così forte che sono caduta sbattendo il viso per terra. Ho cercato di rialzarmi, quando uno dei teppisti che indossava stivali pesanti mi ha messo il piede sul collo dicendomi: “Non ti muovere di un centimetro”.

Un altro mi ha legato le mani dietro la schiena. Il mio corpo era ancora dolorante dalla flagellazione precedente, quando mi hanno spinta, a faccia in giù, dentro un furgone dalle tende blu. Mi aspettavo di vedere gli agenti della polizia femminile, invece c’erano due uomini (ufficiali).
Il furgone è partito, non so più quanti eravamo lì dentro. Ero per terra con gli occhi bendati, non vedevo niente ma sentivo il rumore del furgone. Non sapevo dove stessimo andando, e neanche quanto tempo fosse passato, ma mi sembrava che ci eravamo mossi da più di 15 minuti.

Arrivati a destinazione ci hanno trascinato fuori dal furgone insultandoci, intorno a me solo il buio.

Ci hanno raccolto da terra e ci hanno parlato come se fossimo delle prostitute, uno di loro disse “Per ogni notte, dobbiamo andare a letto con una di loro”. Quando mi hanno arrestata ho avuto paura, ma adesso sentendo queste parole, il mio corpo si è pietrificato. Ho sentito uno che diceva, sembrava più anziano degli altri: “Spogliamole tutte” intanto gli altri ridevano.

Mentre ero lì ancora pietrificata ho sentito un altro dire “Devono aumentarci la quata, queste (le ragazze) non sono abbastanza per noi”. Hanno continuato ad umiliarci. Eravamo stanche, avevamo sete e fame, quando uno disse: “Ritorneremo stanotte solo per voi”.
Non ero sicura di quante fossimo lì dentro, ma potevo sentire altre ragazze, piangere in silenzio. Verso notte fonda ritornarono. Faceva freddo. Non eravamo sicure di dove eravamo e non abbiamo neanche avuto il coraggio di muoverci. Improvvisamente abbiamo sentito le loro voci. Ci hanno afferrate e portate in un’altra stanza, poi hanno preso una ragazza, le hanno detto di alzarsi, lei ha iniziato ad urlare e protestare. Era ovvio che non voleva andare con loro. Potevo sentire il suono degli schiaffi, dei pugni e dei calci fondersi con le sue urla. La paura ci ha inghiottite, abbiamo capito che la prossima sarebbe stato una di noi.

Quando sono ritornati, ero la prossima. Ho cominciato a urlare. Ho gridato “Non verrò!” Mi hanno trascinata fuori insultandomi, schiaffeggiandomi, dandomi calci. Mi hanno liberato le mani e detto di spogliarmi. Piangevo, avevo paura. Ho detto: “I vestiti non me li tolgo”. Ho chiesto loro: “Non avete sorelle?” Allora uno mi ha schiaffeggiato sull’orecchio e ha detto: “Non paragonarti a mia sorella, troia!”

Ero paralizzata dalla paura. Lui disse: “Togliti i vestiti.” Ero davvero spaventata. Mi sono tolta i vestiti. Lui ha detto: “Togliti anche la biancheria.” Allora l’ho supplicato dicendogli che quelli (gli indumenti) erano l’unica cosa che rimaneva dell’onore di una ragazza e che se me li fossi tolti avrei offeso anche lui. Mi hanno nuovamente insultata, e urlando mi hanno detto: “Sbrigati”. Ho detto: “Non me li tolgo. Lo so che hai abbastanza onore e dignità e che non vuoi che me li tolga.” Allora uno di loro si è scagliato contro di me, sembrava un animale, ha iniziato a picchiarmi e mi ha strappato gli indumenti intimi. Adesso ero completamente nuda.

Credo che fossero in quattro, adesso che ero nuda mi guardavano. Uno di loro mi ha sollevata e mi ha messa sopra una scrivania. Ha detto: “Haji, questa è mia.” Ho sentito l’altro rispondere: “Aspetta forse ne trovi una migliore.” L’altro ha replicato: “Le ho già controllate tutte, questa mi sembra la migliore del gruppo.” Haji ha risposto: “Va bene allora portatela via.” Mentre l’altro mi portava via Haji mi ha chiesto: “Aspetta, preferiresti rimanere?”

Io allora in nome di Dio l’ho pregato di farmi rimanere, allora lui ha detto: “Datele una sedia, così che possa sedersi.” Mi sono seduta.

Haji mi ha chiesto: “Voglio che tu risponda a tutte le domande che ti sto per fare. Conosco il tuo nome, so dove lavori, adesso voglio che tu mi dica i nomi di tutti i tuoi complici, voglio che tu mi dica da chi prendi ordini, sei una della banda di Mousavi o una seguace di Karroubi. Dimmi chi dei tuoi amici è contro il regime… ”
Mi ha chiesto tante cose, ma adesso non ricordo più…

Ero ancora bendata, allora ho chiesto come avrei fatto a scrivere le risposte se mi tenevano gli occhi bendati, così uno di loro mi ha liberato gli occhi. Ho visto Haji. Era sulla 50tina, nella stanza c’erano altri tre ragazzi, erano giovani, forse 17 o 18 anni. Mi resi conto che erano questi, quelli che volevano passare la notte con me.

La testa mi faceva male. Continuavo a pensare, che cosa sta insegnando la Repubblica Islamica ai giovani Basij? Sesso? Rapporti casuali? Mi sono allora ricordata di quello che l’Imam Khomeini diceva: “I Basij insegnano l’amore”. Ma adesso mi chiedo i Basij insegnano l’amore oppure insegnano a fare l’amore, o forse insegnano a fare sesso.

Alla fine ho scritto e confessato tutto quello che Haji voleva, una volta finito mi ha detto di rivestirmi e mi hanno portata in un’altra stanza, dove c’era un’altra ragazza. Dall’aspetto delle pareti mi sembrava di essere in una moschea. Mi hanno gettata per terra, ed hanno iniziato a parlare con l’altra ragazza, mentre parlavano abbiamo sentito le urla di altre ragazze.

Quella notte abbiamo dormito tutti insieme. Il giorno dopo alle prime luci dell’alba sono venuti a prenderci, ci hanno legate, bendate, messe in macchina e portato verso una destinazione sconosciuta. Ci abbiamo messo dieci minuti ad arrivare. Quando siamo arrivate ci siamo rese conto che eravamo nel carcere di Evin (Teheran).

Sono esausta. Sono appena stata rilasciata da Evin. Nella mia prossima e-mail, ti racconterò degli 80 giorni nel carcere di Evin.

traduzione di: forafreeiran

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