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In aumento i casi di amputazione delle mani in Iran

Negli ultimi mesi sette persone sono state vittime di tale pratica, per “dare l’esempio” agli altri detenuti. A un anno dall’annuncio da parte del parlamento di una legge per eliminare le condanne all’amputazione e alla lapidazione.

Teheran – Aumentano i casi di amputazione delle mani in Iran: negli ultimi mesi sette persone sono state sottoposte alla pena per “dare l’esempio”. E questo nonostante lo scorso anno Ali Shahrokhi, direttore del comitato giudiziario del Majlis [il parlamento iraniano, ndR], abbia annunciato l’approvazione di una legge per eliminare le condanne alla lapidazione e all’amputazione.

I dati, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Mehr – affiliata con l’organizzazione di propaganda islamica – sono allarmanti: a un ladro del carcere di Yazd è stata amputata la mano in base a un ordine del tribunale confermato dalla Corte suprema. La pena è stata eseguita, riporta sempre Mehr, in seguito all’annuncio del tribunale di Yazd di attuare “pene più dure e severe” per reati come il furto. L’uomo era ricorso in appello, senza successo.

Akbar Biglari, procuratore capo della provincia, ha difeso la decisione di praticare amputazioni all’interno delle prigioni: “La nazione sciita è sempre stata oggetto di oppressione nella storia. L’imperialismo globale criticherà l’esecuzione di questa pena e sosterrà che l’Iran non rispetta i diritti umani”.

La scorsa settimana a un giovane di 21 anni è stata amputata la mano per aver rubato degli oggetti da un panificio. Due settimane fa, il tribunale di Mashhad ha annunciato che la mano di un detenuto condannato per furto è stata amputata in carcere davanti ad altri prigionieri, come “monito” per il futuro. Circa tre mesi fa, in provinzia di Hamedan, cinque giovani sui 25 anni hanno subìto l’amputazione delle mani per aver rubato bestiame e automobili. All’inizio di quest’anno, un ladro è stato giustiziato in pubblico nella città di Mahshahr; al suo complice, una volta tradotto in carcere, sono stati amputati una mano ed entrambi i piedi. L’accusa per i due era di aver preso dei camion dal porto di Imam, rubato il loro carico e abbandonato poi i mezzi.

Parla il padre del giovane incarcerato che soffre di sclerosi multipla: "Dov'è la giustizia?"

La famiglia di Hamed Rouhinejad, lo studente imprigionato, afflitto da sclerosi multipla, ha scritto numerose lettere ai vari funzionari giudiziari per sensibilizzare le autorità sulla salute di loro figlio. Nonostante ripetuti appelli, nessuno ha assicurato alla famiglia che Hamed sarebbe riuscito ad avere un permesso per poter lasciare il carcere per motivi di salute.
Hamed Rouhinejad è attualmente detenuto nel carcere di Zanjan, nel quale la struttura sanitaria è praticamente inesistente.

Le condizioni di Hamed si fanno ogni giorno più gravi, il giovane ha perso per il 50% la vista e l’udito.

Il sito web Jaras ha condotto un’intervista con il padre di Hamed Rouhinejad circa le condizioni di salute del figlio.

Jaras: Mr. Rouhinejad, come sta suo figlio?
Padre: Circa tre settimane fa sono stato in grado di fare visita a mio figlio, il suo stato si aggrava ogni giorno di più, sia fisicamente che emotivamente. La malattia gli causa problemi alle vie respiratorie, allo stomaco e alle vie urinarie, e anche la sua vista e l’udito si sono indeboliti.
Purtroppo adesso non abbiamo più sue notizie, perché le autorità ci impediscono nuovamente di andarlo a trovare e impediscono a lui di telefonarci.

Jaras: Le autorità hanno  motivato il divieto di visita e di telefonare?
Padre: Nessuno risponde alle nostre richieste. Siamo andati sia dal Procuratore del carcere di Zanjan, sia al Ministero della Giustizia di Teheran, sotto il comando di Abbas Jafari Dolatabadi, ma nessuno ha voluto ascoltare e rispondere alle nostre richieste e domande.
Siamo andati anche alla Corte Suprema, lì ci hanno detto di chiedere a nostro figlio di scrivere una lettera di reclamo, allora abbiamo chiesto come può qualcuno che non ha diritto di visita scrivere un reclamo, ci hanno risposto che non sapevano.
Purtroppo nessuno si assume la responsabilità di risponderci. A mio avviso, loro, hanno intenzione di uccidere mio figlio o ce lo consegneranno completamente paralizzato.

Jaras: Quali cure riceve suo figlio in carcere?
Padre: L’unico trattamente prescritto a nostro figlio sono delle iniezioni di salexy. Ma queste iniezioni non hanno effetto in quanto egli è tenuto in isolamente e sotto pressione psicologica. La sclerosi multipla è una malattia che peggiora sotto sforzi fisici o pressioni psicologiche. Le autorità sono consapevoli di tutto ciò.

Jaras: Quale è lo stato della sua pratica legale?
Padre: Mio figlio si trova nel carcere di Zanjan, deve scontare dieci anni. Attualmente si trova in isolamento e non ha diritto di visita. Questa condizione potrebbe durare un mese, forse due, forse sei o dieci mesi, nessuno lo sa.

Jaras: Signor Rouhinejad che cosa vorrebbe dire alle autorità, per far sentire la voce di suo figlio?
Padre: Ho detto molte volte che il Leader della Rivoluzione ci ha insegnato che l’Islam è la religione della compassione e del perdono. Perché per mio figlio non viene provata questa compassione?
Ahmadinejad parla di giustizia, giustizia, giustizia, se giustizia significa incarcere un malato e vietargli cure mediche, visite dei parenti e quant’altro, allora mi chiedo che cosa sia l’ingiustizia?
Mio figlio viene tenuto in isolamento, nonostante la sua salute, le pressioni psicologiche continuano e potrebbero ucciderlo, è forse questa giustizia?

Jaras: Pensa che Ahmadinejad sia a conoscenza delle condizioni precarei di suo figlio?
Padre: Non lo so, forse, ma se non lo fosse, prego che al più presto venga a conoscenza delle sue condizioni, perché mio figlio è malato e sta morendo in carcere.
Questa condizione sta portando alla rovina anche la nostra famiglia, io stesso ho avuto attacchi di cuore, i miei due figli soffrono di disturbi nervosi, in altre parole tutti e cinque i membri della mia famiglia stanno morendo.
Vorrei aggiungere che ovunque andiamo e a qualsiasi porta noi bussiamo, nessuno ci risponde.
Hanno deciso di uccidere mio figlio.

Source: Persian2English

Allah-u-Akbar la voce della speranza dai tetti di Teheran

Come era già successo lo scorso giugno, dopo la frode elettorale, anche quest’anno i tetti di Teheran si popolano di voci di libertà, si popolano della gente che vuole la democrazia, di quelli che non sono rappresentati dal regime dittatoriale di Ahmadinejad e dei suoi mullah.

Il popolo iraniano in quest’anno ha subito arresti, per aver solo partecipato a manifestazioni, per aver espresso la propria opinione o semplicemente per essere uno studente, ci sono state condanne a morte ingiustificate, senza veri e propri processi, ci sono state impiccagioni, come quella dei cinque curdi, che ha sconovolto non solo l’Iran ma anche il mondo intero.
La voce della repressione si fa sempre più sentire, ma la gente non si lascia demoralizzare e continua la sua lotta, dai tetti di Teheran, si alza la voce della democrazia, la gente urla, sono urla di disperazione: Allah-u-Akbar (Dio è il più grande), oppure a morte il dittatore.
È la voce del popolo iraniano che vuole la LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA.

La madre di Majid: "Mi hanno imprigionato il cuore"

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Majid Tavakali è ancora in attesa della decisione della Corte d’Appello per la pena detentiva di otto anni e mezzo, rilasciata il 19 gennaio 2010. Tavakoli è stato arrestato all’Università Amirkabir dopo aver tenuto un discorso il 7 dicembre 2009.

Durante i cinque mesi e mezzo di reclusione la madre di Tavakoli non è stata ancora in grado di comunicare con lui. Recentemente la madre di Tavakoli ha dichiarato: “È difficile per una madre non avere la possibilità di vedere suo figlio. Mi sento come se mi avessero imprigionato il cuore, ma il coraggio di Majid da forza anche al mio cuore.”
Ha continuato dicendo che considera questo come il periodo più duro della sua vita. ” Questa non è la prima volta che hanno imprigionato uno studente, un intellettuale, uno che ha la passione per il suo paese.”

“Majid era a una riunione legale tenutasi per il “Giorno degli Studenti” e ha tenuto un discorso di 15 minuti. Ha solo criticato ma non ha detto nulla di illegale. Non so quale crimine ha commesso. Non hanno nemmeno voluto sentire la nostra voce, in protesta, non ci hanno nemmeno dato risposte.”

Pur sottolineando l’innocenza del figlio, ha continuato: “Per un disocrso di 15 minuti, com’è possibile giustificare una condanna a otto anni e mezzo di carcere? Non so come hann calcolato ciò? Anche se avessero calcolato la condanna per ogni minuto del suo discorso, non sarebbe sufficiente… Perché nel nostro paese le persone vengono trattate in questo modo? Dove dovremmo andare? A chi dovremmo parlare? Nessuno credo che per quattro mesi e mezzo la mia vita si è svolta vicino al telefono contando il momento in cui sarei stata in grado di sentire la voce di mio figlio.”

Oltre a una lettera scritta alle autorità giudiziarie, la madre di Tavakoli ha dichiarato che i capi della autorità non hanno consentito ai famigliari di entrare in qualsiasi ufficio, per informarsi su Majid. La madre di Majid ha aggiunto: “Mio marito è andato a Teheran e ha chiesto di incontrare il procuratore di Teheran Abbas Jafari Dolatabadi, ma la sua richiesta non è stata approvata.”

La madre di Majid ha concluso dicedendo: “Il ministero delle informazioni ma ha contattato per telefono, dicendomi che dobbiamo rimanere tranquilli e non dare interviste.”

Lettre pour ma fille, Shiva Nazar Ahari

ITALIAN ENGLISH

La mère de la militante des droits humains Shiva Nazar Ahari écrit une lettre à sa fille
Ma chère fille,
Il semble qu’il soit maintenant normal dans ce monde d’emprisonner pour les crimes de recherche de la liberté et d’amour pour les êtres humains. Voilà plus de six mois que tu es emprisonnée pour ce crime-là. En tant que mère, je suis fière de toi. Tu as toujours été la meilleure et tu l’es encore.
Ma chère fille, quand je suis allée à l’université pour récupérer ton diplôme, tous les fonctionnaires de l’université m’ont félicitée d’avoir une fille d’une telle persévérance et ils m’ont tous dit prier pour que, dans le futur, la prison ne sanctionne plus l’amour des êtres humains et la recherche de la justice.
Et maintenant, je crie à haute voix du fond de mon cœur : c’est moi qui ai élevé Shiva et si quelqu’un mérite la prison, c’est moi, pas Shiva.
Enchaînez-moi donc et libérez ma fille.
Ta mère,
Shahrzad Kariman