diritti delle donne

Cambogia: un blog su donne che motivano altre donne

Sreyneath Poole è una ragazza di 20 anni che è nata in Cambogia e ha compiuto i propri studi negli Stati Uniti. Sreyneath, che oggi studia Relazioni Internazionali presso l’Università di Redlands, ha creato un blog, “Inspiring Cambodian Women [1]” [en, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato], nella speranza di motivare le donne cambogiane ad alzarsi in piedi e far sentire la propria voce.

Il blog su Tumblr “Inspiring Cambodian Women [1]” è una forma di protesta contro la tradizionale convinzione che le donne cambogiane debbano stare esclusivamente in cucina. In un’intervista via email, l’autrice Sreyneath Poole spiega quali sono stati gli stimoli che l’hanno portata a dare vita al suo blog.

Global Voices (GV): Raccontaci qualcosa sulla tua vita personale e accademica.

Sreyneath Poole [2]Sreyneath Poole

Sreyneath Poole (SP): Sono nata e cresciuta a Phnom Penh [3] [it]. Prima che mia mamma si sposasse per la seconda volta, vivevo vicino Psa Chas (Old Market) e frequentavo la scuola media Norodom e poi la scuola media superiore Chaktomok. Quando, nel 2000, mia mamma si è risposata, ero iscritta alla Scuola Internazionale di Phnom Penh (ISPP), che ho frequentato fino al 2005, quando con la mia famiglia abbiamo deciso di trasferirci a New York. Ho completato i miei studi e mi sono diplomata a New York, per poi trasferirmi a Redlands [4], in California, dove ho iniziato la mia carriera universitaria presso l’Università di Redlands. Attraverso l’università, sono iscritta a un programma denominato “The Johnston Center for Integrative Studies”: si tratta di un programma che dà la possibilità di creare discipline personali. Il titolo della mia materia personale è “Vivere con i conflitti politici attraverso le lenti delle relazioni internazionali e degli studi asiatici”, una disciplina basata in modo particolare sulle atrocità che hanno avuto luogo in Cambogia più di 30 anni fa.

GV: Da dove hai tratto l’ispirazione per iniziare il progetto e qual è lo scopo del blog “Inspiring Cambodian Women”?

SP: L’idea è partita da un tema, che avevo scritto per un corso, che trattava delle donne cambogiane e della discriminazione che queste subiscono, in particolar modo nella pubblica amministrazione. Dopo aver approfondito l’argomento, una delle conclusioni a cui sono giunta è stata che le donne cambogiane necessitano di modelli di ruolo. Qualcuno mi ha suggerito di creare un sito Web su questo tema e così è nato il mio blog. Lo scopo di “Inspiring Cambodian Women” è racchiuso nella speranza di motivare il mondo, soprattutto le donne cambogiane, ad alzarsi in piedi e far sentire la propria voce, a essere attivi sia all’interno della loro comunità che nel mondo intero.

GV: Come hai fatto a documentarti sulla forza delle donne cambogiane e quali sono stati i criteri secondo i quali hai scelto le donne di cui parlare nel tuo blog?

SP: Quando ho pubblicato il primo post su “Inspiring Cambodian Women”, in realtà erano poche le donne che avevo in mente. Pensavo di scrivere storie di donne che consideravo mie eroine personali, in quanto ero convinta che sarebbero stati pochi i lettori del mio blog, almeno all’inizio. Tra le donne che ammiro profondamente ci sono Mu Sochua [5], Chhom Numol e Loung Ung [6]; anche mio padre ha contribuito, suggerendomi alcuni nomi di donne delle quali valeva la pena parlare. Ma ad un certo punto la mia lista personale di donne su cui documentarmi per poi esporre le loro storie sul blog è terminata. Pensavo che il mio progetto fosse già giunto al termine! Non volendo arrendermi, ho continuato a fare ricerche su altre donne cambogiane di cui raccontare, e ho iniziato a inviare il mio blog ad amici e familiari, chiedendo loro di spargere la voce. Così l’audience è cresciuta e sono stati i lettori stessi a chiedermi di scrivere storie di donne che loro consideravano personali eroine o motivatrici. I criteri che seguo per scegliere le favolose donne cambogiane da mostrare sul mio blog sono più o meno i suggerimenti dei miei lettori. Curare questo blog è un’esperienza che mi sta insegnando tantissimo: non mi ero mai resa conto di quante donne cambogiane coraggiose e incredibili ci fossero là fuori; donne che combattono per qualcosa in cui realmente credono, nella speranza di fare la differenza, in senso positivo, all’interno della loro comunità, nonostante tutte le circostanze avverse. Ogni volta che faccio delle ricerche su queste donne, sono sempre più motivata!

GV: Quali credi che siano le sfide necessarie da affrontare per il blog “Inspiring Cambodian Women”?

SP: La prima sfida che vedo è senz’altro il fatto di spargere la notizia dell’esistenza di questo blog a più persone possibili, in particolare alla comunità cambogiana, sia in Cambogia che all’estero. So che si tratta di una sfida perché non tutti hanno accesso a internet, quindi solo alcuni potranno leggere il mio blog.

La seconda sfida riguarda la facilità di accesso al mio blog. Volevo scrivere il blog sia in inglese che in khmer [7] [it], ma siccome il mio khmer scritto non è molto buono sto chiedendo aiuto a mia zia. Si tratta di un processo lento: tradurre tutti i post in khmer è un obbiettivo che spero comunque di raggiungere in un futuro prossimo.

La terza sfida necessaria da affrontare è il tentativo di mostrare un maggior numero di donne cambogiane e il lavoro che fanno. Si tratta di un compito davvero difficile da eseguire dall’estero. Infatti spero che quando tornerò in Cambogia (molto presto), avrò la possibilità di incontrare tutte quelle donne che fanno la differenza, in senso positivo, nella loro comunità locale e di scrivere del loro lavoro.

GV: Ultima domanda ma non per questo meno importante: cosa vuoi che traggano i tuoi lettore dalle storie pubblicate sul tuo blog?

SP: I miei lettori sono le donne cambogiane in tutto il mondo, che si augurano di rappresentare una forza positiva nella loro comunità. Vorrei far conoscere queste donne, in modo che assumano un modello di ruolo a cui ispirarsi. Rappresentare un cambiamento in positivo nella comunità non significa necessariamente andare là fuori e mettere in piedi chissà quale progetto. Può significare qualsiasi cosa una persona voglia: trovare qualcosa a cui si è fortemente appassionati, che può essere scrivere, cantare o praticare un determinato sport; trovare un modo per superare gli ostacoli che la vita pone. Si può rappresentare un cambiamento in positivo semplicemente portando la propria passione e diffondendola all’interno della comunità.

 

Fonte: Global Voices – it

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Brasile: 40 mila spose-bambine

Sono quasi 43 mila in Brasile i minorenni, in grande maggioranza ragazzine tra i 10 e i 14 anni, regolarmente sposati nonostante la legge lo proibisca. Un’ inchiesta sul censimento demografico brasiliano del 2010, pubblicata dal quotidiano Estado de S.Paulo, rivela un numero altissimo di coppie fisse nelle quali uno dei coniugi (e a volte entrambi) sono sotto la soglia permessa dalla legge. La proporzione dei minori di 14 anni sposati e’ di 30 bambine per un bambino.

Fonte: Ansa

Sakineh sarà impiccata domani!

Cresce il timore per la sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani, dopo che un’Ong, che ha seguito fin dall’inizio il caso, ha annunciato per domani l’esecuzione dell’iraniana condannata a morte per adulterio. “Le probabilità di un’imminente esecuzione di Sakineh sono ora molto alte. E’ stato riferito che sarà giustiziata già questo mercoledì, 3 novembre” ha denunciato sul suo sito il Comitato internazionale contro le esecuzioni. “Abbiamo ricevuto questa informazione tre giorni fa” ha spiegato Mina Ahadi, presidente e portavoce dell’associazione che ha sede in Germania, citando una lettera del tribunale inviata alle autorità penitenziarie di Tabriz dove è detenuta Sakineh. “Siamo molto preoccupati” ha aggiunto Ahadi. Il Comitato ha organizzato una manifestazione di protesta nel pomeriggio a Parigi e una marcia davanti alla sede del Parlamento europeo di Bruxelles. Dall’Italia il ministro degli Esteri Franco Frattini e quello per le Pari Opportunità Mara Carfagna hanno lanciato un appello perché venga risparmiata la vita della donna. Il titolare della Farnesina ha comunque precisato di non avere avuto alcuna conferma da parte dell’ambasciatore italiano a Teheran sull’imminente esecuzione.

Storia, testo tratto dal sito della Amnesty International:
La sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani rimane nelle mani di un sistema giudiziario arbitrario e difettoso, che ha commesso diversi errori fin dall’apertura del caso. La disperata situazione di Sakineh ha dato vita a una mobilitazione delle persone in tutto il mondo, mentre le autorità hanno reso una serie di dichiarazioni con il chiaro intento di creare confusione intorno alla situazione giuridica di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Grazie a quanti hanno firmato l’appello sul nostro sito. Abbiamo inviato le 80.083 firme alle autorità. Continuate a firmare e diffondere l’appello.

5° aggiornamento Il 19 settembre, in un’intervista per un canale televisivo americano, il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha negato che Sakineh fosse stata condannata alla lapidazione, nonostante l’esistenza di prove documentate del contrario. La dichiarazione del presidente Ahmadinejad seguiva di 11 giorni la notizia diffusa dalla tv di stato Press Tv secondo la quale un portavoce del ministero degli Esteri aveva affermato che l’esecuzione per adulterio di Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata fermata.

Il 27 settembre 2010, il procuratore di stato Gholam-Hossein Mohseni-Ejei ha dichiarato che se Sakineh fosse condannata a morte per omicidio, questa condanna avrebbe “la precedenza” sulla condanna per adulterio. Tuttavia, in base al diritto iraniano, l’attuazione della condanna a morte per omicidio è a discrezione dei parenti della vittima e, secondo i documenti del tribunale, i parenti avrebbero già rinunciato al loro diritto di chiedere la punizione.

Dalla sua prima apparizione televisiva ad agosto 2010, a Sakineh sono state negate le visite dei suoi figli e del suo avvocato. Si trova tuttora nel braccio della morte della prigione centrale di Tabriz, in balia delle autorità iraniane.

Il 4 agosto la Corte suprema aveva iniziato un riesame della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani: lo scopo di tale decisione appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. La condanna alla lapidazione resta in vigore.

Intorno al 7 luglio, a seguito delle proteste internazionali, i funzionari del carcere di Tabriz hanno chiesto al capo della magistratura iraniana di acconsentire alla commutazione in impiccagione della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Il 10 luglio, il capo dell’Alto consiglio per i diritti umani dell’Iran ha dichiarato che il caso sarebbe stato riesaminato e anche che la legge iraniana consente la lapidazione. Il giorno dopo, il capo della magistratura provinciale di Azerbaigian est, Malek Ezhder Sharifi, ha affermato che la condanna a morte per lapidazione era ancora in piedi e poteva essere eseguita in qualsiasi momento su decisione del capo della magistratura, l’ayatollah Sadegh Larijani.

Malek Ezhder Sharifi ha anche detto che Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata condannata a morte in relazione all’omicidio del marito. Questa affermazione è stata contestata da uno degli avvocati, il quale ha sottolineato che la donna era stata perdonata dalla famiglia dell’uomo, ma era stata condannata a 10 anni di detenzione in quanto complice del crimine.

Il 14 luglio Sajjad Qaderzadeh, figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, è stato convocato presso la prigione centrale di Tabriz. Si presume sia stato interrogato dai funzionari del ministero di Intelligence, che lo avrebbero minacciato di non permettergli più di aver colloqui sul caso della madre.

Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, è detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell’Iran. L’8 luglio 2010, l’Ambasciata iraniana a Londra ha annunciato che non sarebbe stata lapidata, ma la condanna a morte potrebbe essere comunque eseguita, anche tramite lapidazione.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una “relazione illecita” con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per “adulterio durante il matrimonio”, accusa che lei ha negato.

A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l’Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l’8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.

Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una “confessione” rilasciata sotto minaccia durante l’interrogatorio e ha negato l’accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l’hanno ritenuta colpevole sulla base della “conoscenza del giudice”, una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.

Pakistan: femminista a capo di avvocati

ISLAMABAD – L’avvocatessa femminista Asma Jahangir, esponente di spicco per la difesa dei diritti umani in Pakistan, è stata eletta ieri a capo dell’Associazione degli avvocati della Corte Suprema. Lo riferiscono i media indiani, precisando che è la prima volta che una donna guida l’associazione. Dal 2004 Jahangir è relatrice speciale dell’Onu sulla liberta’ religiosa ed e’ la fondatrice della Commissione del Pakistan per i diritti umani.

Yemen: il paese peggiore dove essere una donna

Yemen – Lo Yemen, per il terzo anno consecutivo, è stato dichiarato come il posto peggiore dove essere una donna. Su 134 paesi analizzati lo Yemen si è classificato ultimo.
La classifica è stata pubblicata dal Global Gender Gap Raport, la quale misura le differenze di genere in quattro aree specifiche della quotidianità: opportunità professionali e partecipazione alla vita economica; livello di istruzione; salute e aspettativa di vita; partecipazione alla vita politica.

Secondo il rapporto pubblicato quest’anno le donne yemenite vivono nelle peggiori condizioni possibili.
Nella società yemenita non c’è una vera volontà di migliorare la situazione delle donne, così come di integrare le donne nell’attività politica ed economica del paese.
Inoltre bisogna ricordare che lo Yemen è uno di quei stati nel quale è accettabile che le bambine vengano date in sposa. Oltre alla condizione disumana in cui vivono le donne, lo Yemen, pur avendo una riserva illimitata di ricchezze naturali è considerato un paese povero. L’economia yemenita non aiuta di certo le donne ad integrarsi, lasciandole in balia di loro stesse e di leggi tribali, che favoriscono l’indipendenza dell’uomo e la sottomissione delle donne.