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Pakistan: femminista a capo di avvocati

ISLAMABAD – L’avvocatessa femminista Asma Jahangir, esponente di spicco per la difesa dei diritti umani in Pakistan, è stata eletta ieri a capo dell’Associazione degli avvocati della Corte Suprema. Lo riferiscono i media indiani, precisando che è la prima volta che una donna guida l’associazione. Dal 2004 Jahangir è relatrice speciale dell’Onu sulla liberta’ religiosa ed e’ la fondatrice della Commissione del Pakistan per i diritti umani.

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Les étudiants de l’université de Chiraz rencontrent la famille de Madjid Tavakoli.

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Un groupe d’étudiants de l’université de Chiraz rencontrent la famille de Madjid Tavakoli

Pendant cette réunion, les étudiants ont parlé de Madjid Tavakoli comme de leur frère. Ils ont déclaré que la répression, l’arrestation des étudiants et les calomnies éhontées étaient contraires aux lois islamiques et à la constitution iranienne.

La famille de Madjid Tavakoli a informé les étudiants qu’elle était sans nouvelles de lui et que les autorités refusaient de répondre sur son état de santé. La famille a également fait état de son mécontentement concernant l’interdiction des visites.

La famille de Madjid Tavakoli a déclaré qu’elle considérait tous les étudiants comme ses propres enfants. Elle a ajouté qu’actuellement les étudiants n’étaient pas les seuls à être dans le flou et sous contraintes, que d’autres groupes étaient également soumis à des maltraitances. Ils ont exprimé l’espoir que la paix, la sécurité et la liberté reviennent dans la société dans un futur proche et que tous les prisonniers politiques retournent au sein de leurs familles.

Les étudiants ont loué la résistance de Madjid Tavakoli et l’ont traité de membre le plus résilient du mouvement étudiant. Ils ont prie Dieu pour la libération de Madjid.

Teheran, dopo tre mesi liberato su cauzione il regista iraniano Panahi

Il cineasta iraniano, Leone d’oro a Venezia nel 2000, è uscito dal carcere dopo quasi tre mesi di prigione. Durante la premiazione al festival di Cannes l’attrice francesce Binoche aveva pianto per lui

Il regista iraniano Jafar Panahi è stato rilasciato ieri sera su cauzione. Era stato arrestato il 2 marzo scorso. La decisione è stata presa dal procuratore generale di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi. A favore della sua liberazione era intervenuta l’attrice francese Juliette Binoche, durante la sua premiazione all’ultimo festival di Cannes.

Le lacrime della Binoche L’attrice francese si era commossa scoprendo che, in carcere, il regista aveva cominciato lo sciopero della fame. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. E dal Festival di Cannes, dove lo avrebbero voluto in giuria, la storia di Jafar Panahi, il regista iraniano Leone d’oro a Venezia nel 2000 liberato su cauzione a Teheran dopo quasi tre mesi di prigione, è entrata con tutto il suo carico di ingiustizia e di sopraffazione sulle pagine dei giornali e nelle televisioni, fino all’epilogo felice di questa sera. La Binoche, commossa, lo ha voluto ricordare anche ieri, un cartello in mano con il suo nome mentre ritirava il suo premio per migliore attrice per “Copia conforme”, film di Abbas Kiarostami, collega e amico di Panhai. Per chiedere il suo rilascio si erano spesi in tanti, prima di tutto 85 colleghi registi che avevano firmato due giorni fa una lettera alle autorità iraniane. E poi ministri, uomini di cultura.

Il ministro Bondi Dall’Italia il ministro Bondi aveva invitato i ministri della cultura europei a sottoscrivere una richiesta formale di liberazione per il regista iraniano incarcerato il 1 marzo. “La permanenza in carcere di Panahi – aveva scritto Bondi – è uno scandalo a cui l’Europa deve reagire, perché dimostra che il regime iraniano ha imbroccato la strada della repressione più brutale nei confronti di ogni forma di opposizione ed espressione di libertà da parte dei giovani, delle donne e degli uomini di cultura”.

Le ultime accuse La notizia del suo sciopero della fame era arrivata in pieno festival, durante la conferenza stampa di Kiarostami e il regista iraniano aveva lanciato un accorato appello in favore dell’amico imprigionato. Lui, dal carcere, aveva intanto spiegato che le autorità carcerarie lo avevano accusato di aver filmato la propria cella, “è una clamorosa bugia”, aveva detto, “non ho mangiato o bevuto da domenica scorsa e continuerò finché le mie richieste non saranno accolte”.

I successi con i suoi film Cinquant’anni da compiere a luglio, sposato con figli, Panahi, è nato ed è sempre vissuto a Teheran, dove ha studiato all’Università del cinema e della televisione. Il debutto nel ’95 con “Il palloncino bianco”, sceneggiatura di Abbas Kiarostami, delicata favola morale con commoventi personaggi infantili presi direttamente dalla realtà che gli vale la Camera d’or al Festival di Cannes. Nel 1997 vince il Pardo d’oro a Locarno con “Lo specchio”, apologo sulla difficile condizione femminile in una società dominata dalla morale islamica. Lo stesso tema torna anche in “Il Cerchio”, premiato con il Leone d’oro Venezia. Nel 2003 vince a Cannes il premio della giuria nella sezione Un certain regard con “Oro rosso”, ancora una volta sceneggiato da Kiarostami e proibito in patria. Del 2006, premiato a Berlino con l’Orso d’argento, è “Offside”, che racconta la storia di un gruppo di ragazze che a Teheran si travestono da maschi per poter andare allo stadio. All’estero è successo ma in patria i suoi film sono bistrattati dalla censura. “C’è un prezzo da pagare in Iran per lavorare in modo indipendente dal governo e questo prezzo è non vedere i propri film nelle sale del proprio paese”, spiegò lui in un’intervista in Italia a maggio 2004.

Il Giornale

Il regista Panahi presto libero sarà scarcerato su cauzione

Il procuratore di Teheran annuncia che il regista, in sciopero della fame da 12 giorni, può tornare libero prima del processo. Panahi era stato prelevato nella sua casa dai servizi di sicurezza per le riprese di un film sulle proteste anti-Ahmadinejad esplose dopo le elezioni di giugno

TEHERAN – Il regista iraniano Jafar Panahi, arrestato lo scorso 2 marzo 1, è stato rilasciato oggi su cauzione. Lo ha reso noto il procuratore di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi. Contro il suo arresto 2 si era schierato da subito il mondo del cinema e ieri, al Festival di Cannes, dove Panahi avrebbe dovuto figurare tra i giurati, sulla sua liberazione si era espressa l’attrice Juliette Binoche al momento di ricevere la palma d’oro.

“A seguito di un incontro alla prigione d’Evine giovedi scorso – ha spiegato il procuratore, citato dall’agenzia Isna -, la sua richiesta di scarcerazione prima del processo è stata accettata”. “Al momento sono in corso le pratiche giudiziarie e amministrative” per la rimessa in libertà del regista, ha concluso Dolatabadi.

Da 12 giorni Panahi aveva intrapreso lo sciopero della fame per ottenere la scarcerazione. Voce tra le più critiche verso il presidente iraniano Ahmadinejad, Panahi era stato arrestato nella sua residenza a Teheran da agenti dei servizi di sicurezza dopo aver richiesto alle autorità un visto di uscita per partecipare a una conferenza sul cinema iraniano a Berlino. Con il regista erano state prelevate anche la moglie, la figlia e altre 15 persone ospiti del regista, tra cui colleghi e attori iraniani.

Il ministero dell’intelligence aveva giustificato l’arresto con la realizzazione da parte di Panahi di un film documentario sulle proteste antigovernative in Iran, dopo le contestate elezioni presidenziali di giugno, per il quale il regista non avrebbe avuto il permesso per girare a Teheran. Jafar Panahi è autore di “Il Cerchio” e “Oro rosso”, due film denuncia sull’Iran.

Source: Repubblica

Per Shirin Alam Hooli a breve si prevedeva il rilascio

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Secondo fonti all’interno dell’Iran, per Shirin Alam Hooli, giustiziata il 9 maggio 2010, si prevedeva il rilascio a breve.

La seguente è una lettera giunta insieme alla notizia:

Cari amici, ho ricevuto questa notizia da fonti all’interno dell’Iran e all’interno delle Guardie rivoluzionarie.

I dettagli di questa notizia sono stati già trasmessi alle agenzie di stampa internazionali, quindi è possibile pubblicarla:

Per Shirin Alam Hooli, giustiziata il 9 maggio 2010 insieme a quattro altre persone, era stato previsto il rilascio o almeno la riduzione della pena.

Due anni fa Shirin è stata torturata e violentata più volte, dalle Guardie rivoluzionarie. In seguito a questi maltrattamenti psicologici e fisici, l’Ufficio del Procuratore di Tehera, ha suggerito alla madre di Shirin di chiedere alla figlia di mantenere il silenzio sui fatti avvenuti in carcere.
Shirin promise allora di non parlare, ma dal carcere fece pervenire delle lettere scritte in lingua curda, firmate come “Serkeftin” che in curdo significa vittoria. Questo fece cambiare idea alle autorità per quanto riguardava il suo rilascio.

In una seduta con il rappresentante della procura di Teheran (Mortazavi in quel momento) Shirin ha sostenuto di essere stata ripetutamente violentata ed ha chiesto che venisse aperto un caso.

Dopo la seduta, fu illegalmente condotta alla forca.
Secondo un testimone, quando Shirin ha capito quello che stava succedendo ha supplicato di parlare con la madre per l’ultima volta, ma i rappresentanti della Procura non glielo hanno permesso, non le hanno neanche permesso scrivere le sue ultime volontà.

La stessa fonte aggiunge: “Proprio come tutte le altre esecuzioni, anche quelle del 9 maggio sono state riprese da un rappresentante del ministero dell’Intelligence. Questi ultimi non hanno però permesso di riprendere le scene in cui Farzad Kamangar scandiva slogan di “Morte a Khamenei” e “Viva la libertà” intanto che i suoi aguzzini gli mettevano il cappio al collo.

traduzione di: forafreeiran

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