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Arabia Saudita: un sogno che diventa realtà?

Prima della primavera araba era impensabile che le saudite scendessero in piazza, era impensabile che facessero sentire la loro presenza nel regno wahabita – tramite social network e blog – dove l’Islam più ortodosso impedisce loro di poter guidare, viaggiare da sole o essere in possesso di un documento d’identificazione.

Ma in Medio Oriente molto sta cambiando e ieri anche la realtà delle donne saudite si è dipinta di una nuova sfumatura. Con 81 anni di ritardo dalla Turchia, 55 anni di ritardo dall’Egitto e 44 anni di ritardo dallo Yemen con il quale l’Arabia Saudita confina, il re Abdullah bin Abdul Aziz ha annunciato ieri che le donne saudite avranno il diritto al voto, potranno inoltre candidarsi alle elezioni municipali e quindi fare parte della Shoura (il consiglio consultivo) e essere pienamente attive nella vita politica del regno.

Le prossime elezioni municipali, le uniche che si tengono in Arabia Saudita, perché ricordiamo che il regno saudita è una monarchia assoluta, e il re Abdullah bin Abdul Aziz detiene poteri pressoché assoluti, si terranno il prossimo 29 settembre, a quest’ultime le donne non avranno ancora il diritto di partecipazione o voto.

Certamente è un passo importante per le donne saudite, che troppe poche volte hanno fatto sentire la loro voce, che appaiono ai nostri occhi dei fantasmi neri che si aggirano per questo regno che più che essere un inno all’Islam più puro e un inno al fanatismo e al maschilismo più estremo.
Sperando che questo gesto di apertura non sia solo un contentino per chiudere polemiche e altre richieste fatte dalle saudite in seguito alla primavera araba o peggio per non prendere in considerazione pratiche e leggi che dovrebbe essere assolutamente e immediatamente abolite, come quella del “guardiano” – le donne saudite per viaggiare o semplicemente muoversi hanno bisogno di un accompagnatore, quest’ultimo deve essere un parente stretto, padre, marito o fratello – possiamo affermare che ieri si è aperta una nuova finestra sulla vita politica saudita ma soprattutto nel cuore di quelle donne che hanno combattuto e continuano a farlo, perché i loro diritti vengano rispettati e che la primavera araba porti ancora più riforme in Arabia Saudita.

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ONU: basta con la pratica del guardiano, le discriminazioni devono cessare

L’alto comissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo Navi Pillay, in un discorso tenuto all’Università di Jeddah, in Arabia Saudita, ha invitato i paesi del Golfo ad abolire le barriere sociali che tutt’oggi impediscono alle donne di partecipare alla vita pubblica e sociale dei loro paesi.

Pillay aggiunge che le donne vengono ancora discriminate, non possono decidere liberamente del loro futuro, e non possono usufruire a pieno dei loro diritti di esseri umani.

Pillay si rivolge soprattutto all’Arabia Saudita, dove le donne devono essere accompagnate in ogni loro movimento da un uomo, chiedendo di abolire la pratica dell’uomo guardiano. Rivolgendosi all’ultra conservatrice Arabia Saudita, Pillay afferma che in altri stati islamici, grazie all’interpretazione dinamica della tradizione islamica, si sono potuti raggiungere buoni risultati per quanto riguarda i diritti delle donne e soprattutto si è osservato che le leggi del paese sono compatibili con la giurisprudenza islamica.

“Queste restrizioni persistono e devono essere abolite” – ha concluso la Pillay, che ha iniziato dall’Arabia Saudita un tour di dieci giorni che toccherà le sei monarchie del Golfo.