Medio Oriente/Nord Africa

Algeri: Piazza Primo Maggio come piazza Tahrir!

Algeri: da questa mattina in piazza Primo Maggio centinaia di persone sono scese in strada per dire basta alla dittatura. Nella capitale c’è una massiccia presenza di polizia, alcune persone sono state arrestate e pare che le forze di polizia stiano usando gas lacrimogeni contro i manifestanti.
Al Jazeera in lingua inglese ha contattato un blogger che al momento si trova ad Algeri, durante la telefonata in diretta il ragazzo è stato circondato dalla polizia e praticamente costretto ad interrompere la telefonata.

Questo video è stato pubblicato in twitter e registrato oggi!

Annunci

IRAN: Il giorno della rabbia!

Mentre gli egiziani festaggiano la loro vittoria, altri paesi sono costretti a subire la violenza dei loro dittatori. L’Iran, l’onda verde dei giovani che nel 2009 ha cercato di fare quello che in Egitto è riuscito, è sempre viva e il 14 febbraio 2011 il mondo vedrà ancora una volta di che cosa sono capaci i giovani iraniana. La nostra libertà deve essere anche la loro!

Intanto guardate questo video, attenzione contiene immagini molto violente!

Egitto: la rivoluzione del popolo

Secondo Al Jazeera in lingua inglese ci sono stati 30 morti ieri nelle dimostrazioni tenutesi nelle più grandi città dell’Egitto, Cairo, Alexandria, Suez, ma anche in città più piccole come Mansoura. Tra i 30 morti ci sono anche dei bambini di 4, 7 e 14 anni. Lo scontento e la rabbia del popolo egiziano è stato chiaro, il loro messaggio ancora più chiaro, ma il loro presidente, Hosni Mubarak, finalmente dopo giorni di silenzio ha tenuto il discorso che tutti ci aspettavamo, sembra non abbia sentito niente di quello che il suo popolo gli sta chiedendo. Gli egiziani chiedono che lui si dimetta e come contro risposta Hosni Mubarak ha dichiarato che lui non si dimetterà ma che cambierà il governo, questo ovviamente non è abbastanza, infatti anche oggi gli egiziani non si sono fatti sottomettere dal suo discorso arrogante e politico-strategico, infatti adesso per le strade del Cairo, Alexandria e Suez le proteste continuano. La gente urla a squarcia gola, vogliamo che Mubarak se ne vada, il messaggio è chiaro, non vogliono un nuovo governo vogliono che lui se ne vada.
L’impocrisia del suo discorso era palese, le sue bugie ancora di più, Mubarak ha affermato che è grazie alla democrazia che regna in Egitto che è stato possibile per la popolazione protestare, quello che però Mubarak non ha detto è quello che lui ha cercato di impedire, la fuga di informazioni da parte della gente, infatti già nella notte del 27 gennaio ogni via di comunicazione è stata interrottà, internet quindi anche l’accesso a twitter e facebook, due mezzi molto usati per far trapelare notizie e per poter ricevere informazioni direttamente dalla popolazione. Oltre ad internet Mubarak ha bloccato anche i telefoni, infatti la stessa Vodafon ha dichiarato che è stato il governo a chiederle di bloccare la comunicazione. Questa non si chiama democrazia, signor Mubarak, se la gente non ha il diritto di epressione e di comunicare con il mondo esterno, si chiama dittatura.
Questa censura continua, internet è totalmente bloccato, invece i telefoni sembra che stiano iniziato a funzionare da circa 3 – 4 ore.
Ieri solo al Cairo si sono radunate 50’000 persone per protestare contro Mubarak, per chiedere posti di lavoro, per chiedere di avere uno stato che non sia corrotto, per chiedere di vivere nella dignità e nel rispetto dei diritti umani.
Nel suo discorso il signor Mubarak ha dichiarato di avere sempre tenuto in considerazione l’opinione della sua gente così come dei poveri, il signor Mubarak ha avuto 30 anni ma non si è mai preoccupato di essere vicino al suo popolo e certo non lo può fare adesso, perché è la sua stessa gente che gli sta chiedendo di dimettersi e che non vogliono più ascoltarlo.
Non dobbiamo però dimenticare che Mubarak ha l’appoggio degli Stati Uniti d’America e di Israele, entrambi stati democratici che appoggiano un dittatore e su questo ci sarebbe molto da dire. Quello che adeso in questo momento di grande cambiamento è evvidente è che il governo Obama continua ad appoggiare Mubarak, prima Hilary Clinton e poi lo stesso Obama hanno tenuto un discorso che non significava niente, entrambi hanno affermato che il governo egiziano deve rispettare il diritto d’espressione e i diritti umani, ma non si sono assolutamente pronunciati sul fatto se loro appoggiano o no le dimostrazioni, questo è come dire che loro stanno ancora dalla parte Mubarak. L’unica cosa che sono stati capaci di dire è che Mubarak deve assolutamente iniziare a fare delle riforme, ma quest’ultime come sappiamo non sono assolutamente abbastanza per cambiare la condizione del popolo egiziano.
Ma l’amministrazione Obama non vuole che Mubarak si dimetta perché perderebbe il controllo della regione, questo si ricollega con la questione israelo-palestinese, infatti l’Egitto è l’alleato più importante che gli Stati Uniti d’America ha in Medio Oriente e se Mubarak si dimette l’America non sarebbe più forse in grado di contrallare la regione.
Quando si trattò di “liberare” l’Iraq, gli Stati Uniti non si posero tante domande, oggi invece per quanto riguarda l’Egitto, Hilary Clinton dice che il governo egiziano è stabile e che sta al popolo egiziano fare qualcosa, quindi gli egiziani sono lasciati a loro stessi, perché l’appoggio di Mubarak è molto più importante dei diritti umani.
Forse in questo momento stiamo assistendo al cambiamento degli stati arabi, dopo la Tunisia, l’Egitto e ieri anche in Siria e Jordania ci sono stati delle piccole proteste.
Ma quello che è sembrato molto semplice in Tunisia non sarà così semplice in Egitto, Siria o Jordania, anche perché l’esercito ha fatto la differenza in Tunisia andando contro Ben Ali, se anche in Egitto l’esercito non dovesse rispondere agli ordini di Mubarak allora il popolo egiziano avrebbe una reale possibilità di cambiamento, ma finché l’esercito appoggia Mubarak sarà molto difficile avere un Egitto libero dalla dittatura di Mubarak.

Sakineh sarà impiccata domani!

Cresce il timore per la sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani, dopo che un’Ong, che ha seguito fin dall’inizio il caso, ha annunciato per domani l’esecuzione dell’iraniana condannata a morte per adulterio. “Le probabilità di un’imminente esecuzione di Sakineh sono ora molto alte. E’ stato riferito che sarà giustiziata già questo mercoledì, 3 novembre” ha denunciato sul suo sito il Comitato internazionale contro le esecuzioni. “Abbiamo ricevuto questa informazione tre giorni fa” ha spiegato Mina Ahadi, presidente e portavoce dell’associazione che ha sede in Germania, citando una lettera del tribunale inviata alle autorità penitenziarie di Tabriz dove è detenuta Sakineh. “Siamo molto preoccupati” ha aggiunto Ahadi. Il Comitato ha organizzato una manifestazione di protesta nel pomeriggio a Parigi e una marcia davanti alla sede del Parlamento europeo di Bruxelles. Dall’Italia il ministro degli Esteri Franco Frattini e quello per le Pari Opportunità Mara Carfagna hanno lanciato un appello perché venga risparmiata la vita della donna. Il titolare della Farnesina ha comunque precisato di non avere avuto alcuna conferma da parte dell’ambasciatore italiano a Teheran sull’imminente esecuzione.

Storia, testo tratto dal sito della Amnesty International:
La sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani rimane nelle mani di un sistema giudiziario arbitrario e difettoso, che ha commesso diversi errori fin dall’apertura del caso. La disperata situazione di Sakineh ha dato vita a una mobilitazione delle persone in tutto il mondo, mentre le autorità hanno reso una serie di dichiarazioni con il chiaro intento di creare confusione intorno alla situazione giuridica di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Grazie a quanti hanno firmato l’appello sul nostro sito. Abbiamo inviato le 80.083 firme alle autorità. Continuate a firmare e diffondere l’appello.

5° aggiornamento Il 19 settembre, in un’intervista per un canale televisivo americano, il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha negato che Sakineh fosse stata condannata alla lapidazione, nonostante l’esistenza di prove documentate del contrario. La dichiarazione del presidente Ahmadinejad seguiva di 11 giorni la notizia diffusa dalla tv di stato Press Tv secondo la quale un portavoce del ministero degli Esteri aveva affermato che l’esecuzione per adulterio di Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata fermata.

Il 27 settembre 2010, il procuratore di stato Gholam-Hossein Mohseni-Ejei ha dichiarato che se Sakineh fosse condannata a morte per omicidio, questa condanna avrebbe “la precedenza” sulla condanna per adulterio. Tuttavia, in base al diritto iraniano, l’attuazione della condanna a morte per omicidio è a discrezione dei parenti della vittima e, secondo i documenti del tribunale, i parenti avrebbero già rinunciato al loro diritto di chiedere la punizione.

Dalla sua prima apparizione televisiva ad agosto 2010, a Sakineh sono state negate le visite dei suoi figli e del suo avvocato. Si trova tuttora nel braccio della morte della prigione centrale di Tabriz, in balia delle autorità iraniane.

Il 4 agosto la Corte suprema aveva iniziato un riesame della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani: lo scopo di tale decisione appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. La condanna alla lapidazione resta in vigore.

Intorno al 7 luglio, a seguito delle proteste internazionali, i funzionari del carcere di Tabriz hanno chiesto al capo della magistratura iraniana di acconsentire alla commutazione in impiccagione della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Il 10 luglio, il capo dell’Alto consiglio per i diritti umani dell’Iran ha dichiarato che il caso sarebbe stato riesaminato e anche che la legge iraniana consente la lapidazione. Il giorno dopo, il capo della magistratura provinciale di Azerbaigian est, Malek Ezhder Sharifi, ha affermato che la condanna a morte per lapidazione era ancora in piedi e poteva essere eseguita in qualsiasi momento su decisione del capo della magistratura, l’ayatollah Sadegh Larijani.

Malek Ezhder Sharifi ha anche detto che Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata condannata a morte in relazione all’omicidio del marito. Questa affermazione è stata contestata da uno degli avvocati, il quale ha sottolineato che la donna era stata perdonata dalla famiglia dell’uomo, ma era stata condannata a 10 anni di detenzione in quanto complice del crimine.

Il 14 luglio Sajjad Qaderzadeh, figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, è stato convocato presso la prigione centrale di Tabriz. Si presume sia stato interrogato dai funzionari del ministero di Intelligence, che lo avrebbero minacciato di non permettergli più di aver colloqui sul caso della madre.

Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, è detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell’Iran. L’8 luglio 2010, l’Ambasciata iraniana a Londra ha annunciato che non sarebbe stata lapidata, ma la condanna a morte potrebbe essere comunque eseguita, anche tramite lapidazione.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una “relazione illecita” con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per “adulterio durante il matrimonio”, accusa che lei ha negato.

A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l’Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l’8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.

Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una “confessione” rilasciata sotto minaccia durante l’interrogatorio e ha negato l’accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l’hanno ritenuta colpevole sulla base della “conoscenza del giudice”, una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.

In aumento i casi di amputazione delle mani in Iran

Negli ultimi mesi sette persone sono state vittime di tale pratica, per “dare l’esempio” agli altri detenuti. A un anno dall’annuncio da parte del parlamento di una legge per eliminare le condanne all’amputazione e alla lapidazione.

Teheran – Aumentano i casi di amputazione delle mani in Iran: negli ultimi mesi sette persone sono state sottoposte alla pena per “dare l’esempio”. E questo nonostante lo scorso anno Ali Shahrokhi, direttore del comitato giudiziario del Majlis [il parlamento iraniano, ndR], abbia annunciato l’approvazione di una legge per eliminare le condanne alla lapidazione e all’amputazione.

I dati, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Mehr – affiliata con l’organizzazione di propaganda islamica – sono allarmanti: a un ladro del carcere di Yazd è stata amputata la mano in base a un ordine del tribunale confermato dalla Corte suprema. La pena è stata eseguita, riporta sempre Mehr, in seguito all’annuncio del tribunale di Yazd di attuare “pene più dure e severe” per reati come il furto. L’uomo era ricorso in appello, senza successo.

Akbar Biglari, procuratore capo della provincia, ha difeso la decisione di praticare amputazioni all’interno delle prigioni: “La nazione sciita è sempre stata oggetto di oppressione nella storia. L’imperialismo globale criticherà l’esecuzione di questa pena e sosterrà che l’Iran non rispetta i diritti umani”.

La scorsa settimana a un giovane di 21 anni è stata amputata la mano per aver rubato degli oggetti da un panificio. Due settimane fa, il tribunale di Mashhad ha annunciato che la mano di un detenuto condannato per furto è stata amputata in carcere davanti ad altri prigionieri, come “monito” per il futuro. Circa tre mesi fa, in provinzia di Hamedan, cinque giovani sui 25 anni hanno subìto l’amputazione delle mani per aver rubato bestiame e automobili. All’inizio di quest’anno, un ladro è stato giustiziato in pubblico nella città di Mahshahr; al suo complice, una volta tradotto in carcere, sono stati amputati una mano ed entrambi i piedi. L’accusa per i due era di aver preso dei camion dal porto di Imam, rubato il loro carico e abbandonato poi i mezzi.