Esecuzioni

Sakineh sarà impiccata domani!

Cresce il timore per la sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani, dopo che un’Ong, che ha seguito fin dall’inizio il caso, ha annunciato per domani l’esecuzione dell’iraniana condannata a morte per adulterio. “Le probabilità di un’imminente esecuzione di Sakineh sono ora molto alte. E’ stato riferito che sarà giustiziata già questo mercoledì, 3 novembre” ha denunciato sul suo sito il Comitato internazionale contro le esecuzioni. “Abbiamo ricevuto questa informazione tre giorni fa” ha spiegato Mina Ahadi, presidente e portavoce dell’associazione che ha sede in Germania, citando una lettera del tribunale inviata alle autorità penitenziarie di Tabriz dove è detenuta Sakineh. “Siamo molto preoccupati” ha aggiunto Ahadi. Il Comitato ha organizzato una manifestazione di protesta nel pomeriggio a Parigi e una marcia davanti alla sede del Parlamento europeo di Bruxelles. Dall’Italia il ministro degli Esteri Franco Frattini e quello per le Pari Opportunità Mara Carfagna hanno lanciato un appello perché venga risparmiata la vita della donna. Il titolare della Farnesina ha comunque precisato di non avere avuto alcuna conferma da parte dell’ambasciatore italiano a Teheran sull’imminente esecuzione.

Storia, testo tratto dal sito della Amnesty International:
La sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani rimane nelle mani di un sistema giudiziario arbitrario e difettoso, che ha commesso diversi errori fin dall’apertura del caso. La disperata situazione di Sakineh ha dato vita a una mobilitazione delle persone in tutto il mondo, mentre le autorità hanno reso una serie di dichiarazioni con il chiaro intento di creare confusione intorno alla situazione giuridica di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Grazie a quanti hanno firmato l’appello sul nostro sito. Abbiamo inviato le 80.083 firme alle autorità. Continuate a firmare e diffondere l’appello.

5° aggiornamento Il 19 settembre, in un’intervista per un canale televisivo americano, il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha negato che Sakineh fosse stata condannata alla lapidazione, nonostante l’esistenza di prove documentate del contrario. La dichiarazione del presidente Ahmadinejad seguiva di 11 giorni la notizia diffusa dalla tv di stato Press Tv secondo la quale un portavoce del ministero degli Esteri aveva affermato che l’esecuzione per adulterio di Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata fermata.

Il 27 settembre 2010, il procuratore di stato Gholam-Hossein Mohseni-Ejei ha dichiarato che se Sakineh fosse condannata a morte per omicidio, questa condanna avrebbe “la precedenza” sulla condanna per adulterio. Tuttavia, in base al diritto iraniano, l’attuazione della condanna a morte per omicidio è a discrezione dei parenti della vittima e, secondo i documenti del tribunale, i parenti avrebbero già rinunciato al loro diritto di chiedere la punizione.

Dalla sua prima apparizione televisiva ad agosto 2010, a Sakineh sono state negate le visite dei suoi figli e del suo avvocato. Si trova tuttora nel braccio della morte della prigione centrale di Tabriz, in balia delle autorità iraniane.

Il 4 agosto la Corte suprema aveva iniziato un riesame della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani: lo scopo di tale decisione appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. La condanna alla lapidazione resta in vigore.

Intorno al 7 luglio, a seguito delle proteste internazionali, i funzionari del carcere di Tabriz hanno chiesto al capo della magistratura iraniana di acconsentire alla commutazione in impiccagione della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Il 10 luglio, il capo dell’Alto consiglio per i diritti umani dell’Iran ha dichiarato che il caso sarebbe stato riesaminato e anche che la legge iraniana consente la lapidazione. Il giorno dopo, il capo della magistratura provinciale di Azerbaigian est, Malek Ezhder Sharifi, ha affermato che la condanna a morte per lapidazione era ancora in piedi e poteva essere eseguita in qualsiasi momento su decisione del capo della magistratura, l’ayatollah Sadegh Larijani.

Malek Ezhder Sharifi ha anche detto che Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata condannata a morte in relazione all’omicidio del marito. Questa affermazione è stata contestata da uno degli avvocati, il quale ha sottolineato che la donna era stata perdonata dalla famiglia dell’uomo, ma era stata condannata a 10 anni di detenzione in quanto complice del crimine.

Il 14 luglio Sajjad Qaderzadeh, figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, è stato convocato presso la prigione centrale di Tabriz. Si presume sia stato interrogato dai funzionari del ministero di Intelligence, che lo avrebbero minacciato di non permettergli più di aver colloqui sul caso della madre.

Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, è detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell’Iran. L’8 luglio 2010, l’Ambasciata iraniana a Londra ha annunciato che non sarebbe stata lapidata, ma la condanna a morte potrebbe essere comunque eseguita, anche tramite lapidazione.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una “relazione illecita” con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per “adulterio durante il matrimonio”, accusa che lei ha negato.

A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l’Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l’8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.

Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una “confessione” rilasciata sotto minaccia durante l’interrogatorio e ha negato l’accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l’hanno ritenuta colpevole sulla base della “conoscenza del giudice”, una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.

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Cher Farzad, nous avons honte ! Nous, sommes indignes et nous avons honte !

Journaliste et responsable de Tahkim Vahdat à Ispahan, Bahram Esmaeilbeigi écrit une lettre pour exprimer ses sentiments après la mort de Farzad Kamangar

Par BAHRAM ESMAEILBEIGI
Mardi 11 Mai 2010

Nous avons honte. Nous avons honte car nous t’avons regardé nous quitter sans bouger. Nous t’avons regardé boiter et nous n’avons rien dit. Je ne sais pas si c’était ton sourire qui nous hypnotisait ou peut-être nos pieds qui ne voulaient pas marcher à ta rencontre. Je ne sais pas, mais nos mains étaient liées. Tu étais peut-être trop grand pour nous. Quelque en soit la raison, nous avons pris des leçons de résistance et nous avons ressenti la peur. Quelque en soit la raison, nous avons vu que l’on pouvait mourir, même debout.

Nous avons honte. Nous avons honte parce que nous savions que tu ne nous reviendrais pas et que nous avons continué à vivre ! Nous te prenions toujours en exemple mais nous ne nous sommes pas montrés.

Tu es devenu le Christ de nos idéaux et notre silence est devenu une corde autour de ton cou. Nous avons honte. Nous avons honte du visage douloureux d’une femme qui n’a pas arrêté de semer des graines d’espoir quand tu n’étais pas là, et maintenant que tu es parti, elle apprend la patience.

Et maintenant, ni le regard de ta mère ni les mots de ton avocat ne nous donnent plus d’espoir. Maintenant je vois ta haute silhouette sur les montagnes de Shahou et je vois ton enfance à la ferme. Maintenant, nous prions de Kamyaran à Kermanshah.

Nous sommes trop embarrassés pour venir. Autrement nous le ferions, nous sacrifierions notre dignité  à ta noblesse. Non que nous soyons trop faibles de cœur pour venir, c’est juste que nous avons trop honte pour regarder les murs de ta classe. Le silence n’est pas une réponse aux questions de tes élèves. Nos langues sont paralysées. Nous sommes tellement rouges de honte que notre espoir vert devient méprisable devant ta persévérance.

Pardonne nous Farzad. Nos mains sont liées et nos cœurs vides. Admets juste que nos cœurs sont absents, des cœurs qui, en ce moment, ont semé la politique et récolté les compromis. Admets juste que nos mains sont trop liées.

Nous des élèves paresseux qui apprenons la persévérance et l’humanité et tu es notre maître même quand tu te balances au bout d’une corde.

Farzad, tu nous pousses à avancer alors que nos jambes boitent et que nous allons dans la mauvaise direction. Nous prenons la place des arbres et de l’air frais. C’est pourquoi la pollution t’ennuyait.

Nous avons honte Farzad. Nous sommes indignes et nous avons tous trop honte.

Bahram Esmaeilbeigi

Radio Farda Interviewe Mehrdad Kamangar, le frère de Farzad Kamangar.

Farzad Kamanagar était un instituteur connu et un militant Iranien au nombre des cinq prisonniers secrètement assassinés par le régime iranien le 9 mai 2010.


Réponses de Mehrdad Kamangar extraites de cette interview:

“Ils ont mis le feu, maintenant, il faut qu’ils en acceptent les consequences.”

“Le ministère du renseignement et la justice doivent en porter la responsabilité.”

“Nous avons appris la nouvelle par quelques sites Web. Nos amis nous ont appelé de Téhéran et de l’étranger pour nous dire qu’eux aussi l’avait lue.”

“Le dernier appel de Farzad a eu lieu à 16h00. Il a parlé avec notre mère. Il n’y a pas eu de contact après. La conversation était normale et il n’a pas été question d’exécution.”

“Personne ne nous répond. J’étais en contact avec la personne chargée de son dossier à Téhéran. Il ne répond plus à mes appels téléphoniques. Le bureau de suivi du ministère du renseignement n’y répond pas non plus.”

“L’avocat de Farzad s’est rendu au bureau du procureur, mais son téléphone est coupé et nous ne savons pas ce qui s’est passé.”

“La personne chargée du dossier de Farzad nous avait promis qu’il serait libéré puisqu’il était innocent. Ils sont responsables de ce qui est arrivé à Le guide suprême est responsable. C’est celui qui est en haut de la pyramide qui est responsable.”

“Mortazavi du bureau du procureur de Téhéran qui a perdu le dossier de Farzad pendant 18 mois a reconnu son innocence.”

“Nous sommes allés au bureau du procureur, l’avocat de Farzad y est allé tous les jours, nous avons parlé à des parlementaires …

“En tant que personne la plus proche de je dois dire qu’il n’avait aucun contact avec le PKK et qu’il ne s’occupait que d’activités civiles en tant qu’enseignant.”

“Nous n’avons rien déclaré d’officiel, toute la famille s’est réunie ici. Chacun essaie de faire quelquechose pour lui. Nous allons partir pour Téhéran.”

“Je déclare au nom de la famille de Farzad’s family: Le guide suprême Leader devrait être tenu pour responsable de tout cela. Il devrait en être responsable.”

https://www.weekingreen.org/news/view?id=218

Altre condanne a morte in Iran

ENGLISH

Procura di Teheran: sono 217 le pene detentive confermate ieri, 6 le condanne a morte, e il sostegno di Mousavi ai cinque prigionieri politici giustiziati domenica scorsa è considerato un crimine.

RAHANA – Il procuratore di Teheran Abbas Jafari Dolatabadi si esprime in questo modo in seguito alle manifestazioni per condannare le esecuzioni avvenute domenica scorsa: “un clima di arroganza da parte dei media di tutto il mondo”. Dolatabadi aggiunge: “Le dichiarazioni di Mousavi sono da considerarsi un crimine”. “Il suo sostegno a queste persone è un nuovo reato e la questione verra esaminata, quando il giorno della condanna arriverà per l’opposizione”.

In un intervista a Fars News, Dolatabadi ha dichiarato che dieci condanne a morte sono state emesse nei confronti di individui arrestati dopo le elezioni, in particolare però dopo gli arresti del giorno dell’Ashura.
Dolatabadi ha anche confermato che le condanne a morte per Ahmad Daneshpour Moghadam, Mohsen Daneshpour Moghadam e Alireza Ghanbari sono state confermate dalla Corte di Appello. I tre prigionieri hanno presentato ricorso.

Dolatabadi: “Tre altri individui, Motehareh Bahrami Hagjighi, Reyhane Haj Ebrahim Dabagh e Hadi Ghaeni sono stati condannati a morte dal Tribunale di primo grado, ma le loro condanne sono state ridotte ad una pena detentiva dalla Corte d’Appello.

Il procuratore di Teheran ha affermato che Arsalan Abadi e Mohammad Amin Valar sono stati assolti dal reato di mohareb (nemico di Dio) e ha aggiunto: ” Le sentenze per le 217, arrestate dopo le manifestazioni post-elettorali, sono definitive.”
Dolatabadi ha continuato: ” Attualmente le condanne di morte sicure sono per Ali Mohammad Saremi, Jafar Kazemi e Mohamad Ali Haj Aghai, aggiungengo che questi tre sono dei sostenitori dell’opposizione.

Dolatabadi ha inoltre dichiarato: ” Il procuratore incaricato accusa 10 individui di crimine verso Dio (mohareb), questo in connessione agli eventi avvenuti nel giorno dell’Ashura. Di questi 10, solo due, Arsalan Abadi e Mohammad Amin Valar sono stati assolti, da questa accusa.

In riferimento al discorso di Mousavi, dopo le esecuzioni del 9 maggio, Dolatabadi ha dichiarato: “Se ancora non è stato arrestato (riferendosi a Mousavi), non è dovuto alla nostra incapacità o alla mancanza di intenzioni e negligenza o perché siamo d’accordo con loro, ma piuttosto perché non è il momento giusto.” Ha poi aggiunto: “Al momento giusto, proprio come succede con i frutti quando sono maturi, bisogna iniziare ad agire”.