Buone notizie

Per Shirin Alam Hooli a breve si prevedeva il rilascio

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Secondo fonti all’interno dell’Iran, per Shirin Alam Hooli, giustiziata il 9 maggio 2010, si prevedeva il rilascio a breve.

La seguente è una lettera giunta insieme alla notizia:

Cari amici, ho ricevuto questa notizia da fonti all’interno dell’Iran e all’interno delle Guardie rivoluzionarie.

I dettagli di questa notizia sono stati già trasmessi alle agenzie di stampa internazionali, quindi è possibile pubblicarla:

Per Shirin Alam Hooli, giustiziata il 9 maggio 2010 insieme a quattro altre persone, era stato previsto il rilascio o almeno la riduzione della pena.

Due anni fa Shirin è stata torturata e violentata più volte, dalle Guardie rivoluzionarie. In seguito a questi maltrattamenti psicologici e fisici, l’Ufficio del Procuratore di Tehera, ha suggerito alla madre di Shirin di chiedere alla figlia di mantenere il silenzio sui fatti avvenuti in carcere.
Shirin promise allora di non parlare, ma dal carcere fece pervenire delle lettere scritte in lingua curda, firmate come “Serkeftin” che in curdo significa vittoria. Questo fece cambiare idea alle autorità per quanto riguardava il suo rilascio.

In una seduta con il rappresentante della procura di Teheran (Mortazavi in quel momento) Shirin ha sostenuto di essere stata ripetutamente violentata ed ha chiesto che venisse aperto un caso.

Dopo la seduta, fu illegalmente condotta alla forca.
Secondo un testimone, quando Shirin ha capito quello che stava succedendo ha supplicato di parlare con la madre per l’ultima volta, ma i rappresentanti della Procura non glielo hanno permesso, non le hanno neanche permesso scrivere le sue ultime volontà.

La stessa fonte aggiunge: “Proprio come tutte le altre esecuzioni, anche quelle del 9 maggio sono state riprese da un rappresentante del ministero dell’Intelligence. Questi ultimi non hanno però permesso di riprendere le scene in cui Farzad Kamangar scandiva slogan di “Morte a Khamenei” e “Viva la libertà” intanto che i suoi aguzzini gli mettevano il cappio al collo.

traduzione di: forafreeiran

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Donne iraniane arrestate vincono il premio della fondazione “Feminist Majory Foundation”

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La fondazione “Feminist Majory Foundation” ha premiato Esha Momeni in nome di tutte le donne iraniane e delle attiviste per i diritti umani arrestate dopo le recenti proteste avvenute in Iran.

Negli undici mesi sono state migliaia i manifestanti arrestati, la maggiar parte sono donne e attiviste per i diritti umani.

Esha Momeni, ex-studentessa della Facoltà di Comunicazione presso la California State University, è membro delle campagna “Raccogliamo un millione di firme per far cessare le leggi discriminatorie” (Iran’s One Million Signature Campaign to End Discriminatory Laws).

L’ex-studentessa è stata arresta a Teheran nel 2008.

Dopo aver ricevuto il premio Esha ha dichiarato che le donne iraniane sono ora consapevoli dei loro diritti e per questo non è più possibile farle tacere.

Helen Cho, femminista e membro della “Feminist Majory Foundation” ha dichiarato che le donne iraniane sono coraggiose e che stanno cercando di cambiare l’attuale situazione senza lasciarsi intimorire dagli arresti e dalle torture.

La cerimonia ha avuto luogo il 4 maggio in presenza di un numero di funzionari (donne) di Los Angeles e attiviste per i diritti delle minoranze.

“Feminist Majory Foundation” è un’organizzazione non governativa Americana, la quale è stata fondata nel 1987, essa promuove la parità dei sessi, la non violenza, la pace, la giustizia sociale, lo sviluppo economico così come la partecipazione delle donne nella vita politica del loro paese.

Oltre ad Esha, quest’anno ci sono stati altri vincitori come Khaled Hosseini, autore del best seller afgano “The Kite Runner”, Gloria Steinem, femminista americana e fondatrice della rivista “Ms. Magazine” e Dolores Huerta, attivista messicana.

traduzione di: forafreeiran

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La “Révolution Twitter” d’Iran arrive à Paris

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Par Rory Mulholland

PARIS – La soi-disant « Révolution Twitter » iranienne arrive dans une rue commerçante de Paris jeudi pour une exposition qui reprend quelques unes des milliers de vidéos prises sur téléphone portable par les manifestants anti-gouvernementaux pour les transformer en art.

On avait interdit aux médias internationaux et iraniens de couvrir librement l’énorme vague de protestation déclenchée par la réélection contestée en juin dernier du président Mahmoud Ahmadinedjad.

Mais les Iraniens ont surmonté cette interdiction en utilisant les médias sociaux et les sites de partage d’images comme Twitter, Facebook, YouTube et Flickr, malgré les efforts des autorités locales pour couper les portables et Internet.

Le film montrant une jeune femme, Neda Agha-Soltan, abattue pendant une manifestation a été publié sur YouTube et elle s’est rapidement transformée en un symbole puissant et poignant du mouvement d’opposition.

Les organisateurs de l’exposition parisienne intitulée « Action 1 » ont visionné des milliers de vidéos publiées sur Internet en provenance d’Iran avant de faire leur sélection et la présenter dans une galerie de l’une des rues commerçantes de Paris les plus animées, la rue de Rivoli.

Des rangées de postes de télévision montrent leurs vidéos dramatiques de jeunes jetant des pierres aux forces de sécurité, de policiers anti-émeute les battant sauvagement, et des scènes de pneus et de véhicules enflammés.

Une rangée de neuf écrans montre la même scène de bataille de rue filmée sous des angles différents, au niveau de la rue, depuis les toits et les fenêtres des appartements. On entend souvent la voix de la personne qui filme.

« Eloigne toi de la fenêtre… Il (un policier) charge son arme » dit une voix en Persan, la langue la plus parlée en Iran, dans l’une des vidéos à laquelle les organisateurs ont ajouté des sous-titres en Français.

« C’est un commentaire en direct. Ils parlent en filmant » dit l’une des organisatrices qui, comme les autres, a demandé l’anonymat par peur d’être harcelée par les autorités iraniennes.

L’exposition, qui dure jusqu’au 16 mai, est présentée par un groupe parisien nommé Ruban Vert, le symbole du mouvement d’opposition en Iran.

Le groupe, composé d’Iraniens résidant en France et d’artistes français, de cinéastes et d’autres intellectuels, s’est formé pour soutenir l’opposition iranienne peu après les élections, il y a presque un an.

Les clients de la rue de Rivoli auront droit à une représentation de danse plusieurs fois lors de l’exposition ; ils pourront la voir depuis le trottoir à travers les vitrines constellées de quelques uns des innombrables messages de Twitter envoyés pendant les évènements.

« Cette performance explorera la relation entre le pouvoir et la violence. » déclare le chorégraphe iranien Houman Sharifi qui a emmené sa troupe de danse, Impure Company, de Norvège pour ce spectacle.

Ceux qui s’aventurent à l’intérieur pourront, après les vidéos du rez-de-chaussée, se diriger vers une « pièce noire » à l’étage où une installation sonore fait entendre un chœur de slogans anti-gouvernementaux scandés l’année dernière depuis les toits de Téhéran et d’autres villes.

« A l’époque de la révolution islamique (en 1979), les gens montaient sur les toits pour crier Allah O Akbar (Dieu est grand) pour manifester leur soutien à leur nouveau dirigeant, l’ayatollah Rouhollah Khomeiny » explique l’organisatrice.

« L’été dernier, ils sont monté sur les toits pour crier la même chose, mais cette fois, c’était contre le régime. » Explique-t-elle.

« Action 1 », qui cherche à transformer la vidéo subversive en art, est présentée peut-être de façon adéquate, à Rivoli59, un ancien squat artistique que le propriétaire du bâtiment, la mairie de Paris, a reconnu officiellement.

Le potentiel politique de la vidéo sur portable va bientôt passer un autre examen artistique et culturel dans une autre organisation culturelle parisienne, le Forum des Images.

Le mois prochain, il abritera la dernière édition de son dernier festival innovant du film sur portable « films de poche »

Cette année, il s’intéresse aux « endroits que la caméra (de portable) a saisis dans des pays où la démocratie n’est pas audible comme la Birmanie (Myanmar) ou l’Iran » a déclaré le coordinateur du festival Benoît Labourdette à l’AFP.

« Mais, au-delà du rôle de témoin démocratique, le festival mettra cette caméra en question. Ses images, bien que garantes de la réalité, sont également facilement manipulables et suspectes, » dit-il.

Navid Khanjani è stato rilasciato su cauzione

Navid Khanjani, membro della “Population of Combat Against Educational Discrimination” (PCED) e del “Committee of Human Rights Reporters” (CHRR) è stato rilasciato dal carcere di Evin (Teheran) il 3 maggio 2010.

In seguito all’arresto avvenuto il 2 marzo 2010 nella sua casa ad Isfahan, Khanjani è stato condotto nel carcere di Evin, nella sezione diretta dalle Guardie Rivoluzione.

A causa della sua fede Baha’i, a Khanjani, chè è anche uno dei fondatori della PCED è stato negato il diritto all’istruzione superiore.

Iqan Shahidi, un altro studente Baha’i, al quale è stato negato l’accesso all’istruzione superiore, si trova attualmente nel carcere di Evin, così come altri due membri della CHRR, Shiva Nazar Ahari e Kouhyar Goodarzi.

ESU assegna il premio “Student Peace Prize” a Bahare Hedayat, studentessa ancora incarcerata

Quest’anno il premio “Student Peace Prize”  assegnato dalla European Students’ Union è stato vinto da Bahare Hedayat, giovane attivsta iraniana, che tutt’oggi si trova in prigione.
“Le ragioni che ci hanno spinto ad assagnerle questo premio,  sono il suo straordinario coraggio e la persistenza con cui, questa giovane donna difende i diritti degli studenti”, afferma Ligia Deca, presidente della European Students’ Union.

Ligia Deca aggiunge inoltre che: “Essere un’attivista, in Iran, un paese che sta mostrando il suo lato opressivo è di per se un grande atto di coraggio. Bahare è riuscita a far conoscere la realtà degli studenti iraniani, mettendosi in contatto con Organizzazioni Europee, senza avere paura delle conseguenze, che questo suo gesto le  avrebbe potuto causare; ha dimostrato una forte dedizione per i diritti degli studenti,  per quelli delle donne e per i diritti dell’essere umano e del pianeta in generale”.

Bahare Hedayat, (29 anni), è stata arrestata il 31 dicembre 2009, dopo aver manisfestato insieme ad altri studenti, contro il governo iraniano.
Le accuse rivoltele, sono propaganda anti governativa, offesa del Leader supremo e soprattutto di denigrare l’immagine dell’Iran di fronte ai media internazionali, infatti il 5 dicembre 2009, Bahare aveva mandato un messaggio alla European Students’ Union, descrivendo gli abusi e l’opressione da parte del governo iraniano, sia sugli studenti che sui manifestanti, per questo suo gesto, adesso si trova nella nota prigione di Evin.