Mese: gennaio 2011

Egitto: la rivoluzione del popolo

Secondo Al Jazeera in lingua inglese ci sono stati 30 morti ieri nelle dimostrazioni tenutesi nelle più grandi città dell’Egitto, Cairo, Alexandria, Suez, ma anche in città più piccole come Mansoura. Tra i 30 morti ci sono anche dei bambini di 4, 7 e 14 anni. Lo scontento e la rabbia del popolo egiziano è stato chiaro, il loro messaggio ancora più chiaro, ma il loro presidente, Hosni Mubarak, finalmente dopo giorni di silenzio ha tenuto il discorso che tutti ci aspettavamo, sembra non abbia sentito niente di quello che il suo popolo gli sta chiedendo. Gli egiziani chiedono che lui si dimetta e come contro risposta Hosni Mubarak ha dichiarato che lui non si dimetterà ma che cambierà il governo, questo ovviamente non è abbastanza, infatti anche oggi gli egiziani non si sono fatti sottomettere dal suo discorso arrogante e politico-strategico, infatti adesso per le strade del Cairo, Alexandria e Suez le proteste continuano. La gente urla a squarcia gola, vogliamo che Mubarak se ne vada, il messaggio è chiaro, non vogliono un nuovo governo vogliono che lui se ne vada.
L’impocrisia del suo discorso era palese, le sue bugie ancora di più, Mubarak ha affermato che è grazie alla democrazia che regna in Egitto che è stato possibile per la popolazione protestare, quello che però Mubarak non ha detto è quello che lui ha cercato di impedire, la fuga di informazioni da parte della gente, infatti già nella notte del 27 gennaio ogni via di comunicazione è stata interrottà, internet quindi anche l’accesso a twitter e facebook, due mezzi molto usati per far trapelare notizie e per poter ricevere informazioni direttamente dalla popolazione. Oltre ad internet Mubarak ha bloccato anche i telefoni, infatti la stessa Vodafon ha dichiarato che è stato il governo a chiederle di bloccare la comunicazione. Questa non si chiama democrazia, signor Mubarak, se la gente non ha il diritto di epressione e di comunicare con il mondo esterno, si chiama dittatura.
Questa censura continua, internet è totalmente bloccato, invece i telefoni sembra che stiano iniziato a funzionare da circa 3 – 4 ore.
Ieri solo al Cairo si sono radunate 50’000 persone per protestare contro Mubarak, per chiedere posti di lavoro, per chiedere di avere uno stato che non sia corrotto, per chiedere di vivere nella dignità e nel rispetto dei diritti umani.
Nel suo discorso il signor Mubarak ha dichiarato di avere sempre tenuto in considerazione l’opinione della sua gente così come dei poveri, il signor Mubarak ha avuto 30 anni ma non si è mai preoccupato di essere vicino al suo popolo e certo non lo può fare adesso, perché è la sua stessa gente che gli sta chiedendo di dimettersi e che non vogliono più ascoltarlo.
Non dobbiamo però dimenticare che Mubarak ha l’appoggio degli Stati Uniti d’America e di Israele, entrambi stati democratici che appoggiano un dittatore e su questo ci sarebbe molto da dire. Quello che adeso in questo momento di grande cambiamento è evvidente è che il governo Obama continua ad appoggiare Mubarak, prima Hilary Clinton e poi lo stesso Obama hanno tenuto un discorso che non significava niente, entrambi hanno affermato che il governo egiziano deve rispettare il diritto d’espressione e i diritti umani, ma non si sono assolutamente pronunciati sul fatto se loro appoggiano o no le dimostrazioni, questo è come dire che loro stanno ancora dalla parte Mubarak. L’unica cosa che sono stati capaci di dire è che Mubarak deve assolutamente iniziare a fare delle riforme, ma quest’ultime come sappiamo non sono assolutamente abbastanza per cambiare la condizione del popolo egiziano.
Ma l’amministrazione Obama non vuole che Mubarak si dimetta perché perderebbe il controllo della regione, questo si ricollega con la questione israelo-palestinese, infatti l’Egitto è l’alleato più importante che gli Stati Uniti d’America ha in Medio Oriente e se Mubarak si dimette l’America non sarebbe più forse in grado di contrallare la regione.
Quando si trattò di “liberare” l’Iraq, gli Stati Uniti non si posero tante domande, oggi invece per quanto riguarda l’Egitto, Hilary Clinton dice che il governo egiziano è stabile e che sta al popolo egiziano fare qualcosa, quindi gli egiziani sono lasciati a loro stessi, perché l’appoggio di Mubarak è molto più importante dei diritti umani.
Forse in questo momento stiamo assistendo al cambiamento degli stati arabi, dopo la Tunisia, l’Egitto e ieri anche in Siria e Jordania ci sono stati delle piccole proteste.
Ma quello che è sembrato molto semplice in Tunisia non sarà così semplice in Egitto, Siria o Jordania, anche perché l’esercito ha fatto la differenza in Tunisia andando contro Ben Ali, se anche in Egitto l’esercito non dovesse rispondere agli ordini di Mubarak allora il popolo egiziano avrebbe una reale possibilità di cambiamento, ma finché l’esercito appoggia Mubarak sarà molto difficile avere un Egitto libero dalla dittatura di Mubarak.