Mese: ottobre 2010

Pakistan: femminista a capo di avvocati

ISLAMABAD – L’avvocatessa femminista Asma Jahangir, esponente di spicco per la difesa dei diritti umani in Pakistan, è stata eletta ieri a capo dell’Associazione degli avvocati della Corte Suprema. Lo riferiscono i media indiani, precisando che è la prima volta che una donna guida l’associazione. Dal 2004 Jahangir è relatrice speciale dell’Onu sulla liberta’ religiosa ed e’ la fondatrice della Commissione del Pakistan per i diritti umani.

In aumento i casi di amputazione delle mani in Iran

Negli ultimi mesi sette persone sono state vittime di tale pratica, per “dare l’esempio” agli altri detenuti. A un anno dall’annuncio da parte del parlamento di una legge per eliminare le condanne all’amputazione e alla lapidazione.

Teheran – Aumentano i casi di amputazione delle mani in Iran: negli ultimi mesi sette persone sono state sottoposte alla pena per “dare l’esempio”. E questo nonostante lo scorso anno Ali Shahrokhi, direttore del comitato giudiziario del Majlis [il parlamento iraniano, ndR], abbia annunciato l’approvazione di una legge per eliminare le condanne alla lapidazione e all’amputazione.

I dati, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Mehr – affiliata con l’organizzazione di propaganda islamica – sono allarmanti: a un ladro del carcere di Yazd è stata amputata la mano in base a un ordine del tribunale confermato dalla Corte suprema. La pena è stata eseguita, riporta sempre Mehr, in seguito all’annuncio del tribunale di Yazd di attuare “pene più dure e severe” per reati come il furto. L’uomo era ricorso in appello, senza successo.

Akbar Biglari, procuratore capo della provincia, ha difeso la decisione di praticare amputazioni all’interno delle prigioni: “La nazione sciita è sempre stata oggetto di oppressione nella storia. L’imperialismo globale criticherà l’esecuzione di questa pena e sosterrà che l’Iran non rispetta i diritti umani”.

La scorsa settimana a un giovane di 21 anni è stata amputata la mano per aver rubato degli oggetti da un panificio. Due settimane fa, il tribunale di Mashhad ha annunciato che la mano di un detenuto condannato per furto è stata amputata in carcere davanti ad altri prigionieri, come “monito” per il futuro. Circa tre mesi fa, in provinzia di Hamedan, cinque giovani sui 25 anni hanno subìto l’amputazione delle mani per aver rubato bestiame e automobili. All’inizio di quest’anno, un ladro è stato giustiziato in pubblico nella città di Mahshahr; al suo complice, una volta tradotto in carcere, sono stati amputati una mano ed entrambi i piedi. L’accusa per i due era di aver preso dei camion dal porto di Imam, rubato il loro carico e abbandonato poi i mezzi.

Yemen: il paese peggiore dove essere una donna

Yemen – Lo Yemen, per il terzo anno consecutivo, è stato dichiarato come il posto peggiore dove essere una donna. Su 134 paesi analizzati lo Yemen si è classificato ultimo.
La classifica è stata pubblicata dal Global Gender Gap Raport, la quale misura le differenze di genere in quattro aree specifiche della quotidianità: opportunità professionali e partecipazione alla vita economica; livello di istruzione; salute e aspettativa di vita; partecipazione alla vita politica.

Secondo il rapporto pubblicato quest’anno le donne yemenite vivono nelle peggiori condizioni possibili.
Nella società yemenita non c’è una vera volontà di migliorare la situazione delle donne, così come di integrare le donne nell’attività politica ed economica del paese.
Inoltre bisogna ricordare che lo Yemen è uno di quei stati nel quale è accettabile che le bambine vengano date in sposa. Oltre alla condizione disumana in cui vivono le donne, lo Yemen, pur avendo una riserva illimitata di ricchezze naturali è considerato un paese povero. L’economia yemenita non aiuta di certo le donne ad integrarsi, lasciandole in balia di loro stesse e di leggi tribali, che favoriscono l’indipendenza dell’uomo e la sottomissione delle donne.

EAU: Secondo la Shari’a picchiare moglie e figli è legittimo

Emirati Arabi Uniti – Secondo una sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Emirati Arabi Uniti, gli uomini che vivono sotto la Shari’a – legge islamica – possono picchiare le loro mogli e i loro figli, a patto che non lascino lividi visibili sui loro corpi. La violenza deve essere attuata solo in caso che altre forme di punizione come rimproveri verbali e astensione dal rapporto sessuale non abbiano portato a nessun risultato.

La sentenza è stata emessa da un caso nel quale un uomo ha schiaffeggiato la moglie e la figlia 23enne, lasciando sui loro volti segni e lividi.
Anche se la Corte Suprema ha confermato il diritto dell’uomo di picchiare la moglie ha comunque dichiarato che in questo caso l’uomo ha abusato della sua autorità.

Dopo la sentenza, Human Rights Watch ha chiesto al governo di abrogare tutte le leggi discriminatorie comprese le eventuali sanzioni sulla violenza domestica.

Nadya Khalife, ricercatrice della Human Rights Watch per i diritti delle donne in Medio Oriente ha affermato che: “La sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Emirati Arabi Uniti è la prova che le autorità ritengono che la violenza contro le donne e i bambini sia parzialmente accettabile, ma noi sappiamo che la violenza domestica non deve essere mai tollerata.. Tali disposizioni sono palesemente umilianti per le donne e rappresentano un grave rischio per il loro benessere”.

Secondo la CNN, molti esperti affermano che è contro la legge islamica permettere al marito di picchiare la propia moglia, tuttavia, questo tipo di legge è molto complessa e può venir interpretata in moltemplici forme.

Parla il padre del giovane incarcerato che soffre di sclerosi multipla: "Dov'è la giustizia?"

La famiglia di Hamed Rouhinejad, lo studente imprigionato, afflitto da sclerosi multipla, ha scritto numerose lettere ai vari funzionari giudiziari per sensibilizzare le autorità sulla salute di loro figlio. Nonostante ripetuti appelli, nessuno ha assicurato alla famiglia che Hamed sarebbe riuscito ad avere un permesso per poter lasciare il carcere per motivi di salute.
Hamed Rouhinejad è attualmente detenuto nel carcere di Zanjan, nel quale la struttura sanitaria è praticamente inesistente.

Le condizioni di Hamed si fanno ogni giorno più gravi, il giovane ha perso per il 50% la vista e l’udito.

Il sito web Jaras ha condotto un’intervista con il padre di Hamed Rouhinejad circa le condizioni di salute del figlio.

Jaras: Mr. Rouhinejad, come sta suo figlio?
Padre: Circa tre settimane fa sono stato in grado di fare visita a mio figlio, il suo stato si aggrava ogni giorno di più, sia fisicamente che emotivamente. La malattia gli causa problemi alle vie respiratorie, allo stomaco e alle vie urinarie, e anche la sua vista e l’udito si sono indeboliti.
Purtroppo adesso non abbiamo più sue notizie, perché le autorità ci impediscono nuovamente di andarlo a trovare e impediscono a lui di telefonarci.

Jaras: Le autorità hanno  motivato il divieto di visita e di telefonare?
Padre: Nessuno risponde alle nostre richieste. Siamo andati sia dal Procuratore del carcere di Zanjan, sia al Ministero della Giustizia di Teheran, sotto il comando di Abbas Jafari Dolatabadi, ma nessuno ha voluto ascoltare e rispondere alle nostre richieste e domande.
Siamo andati anche alla Corte Suprema, lì ci hanno detto di chiedere a nostro figlio di scrivere una lettera di reclamo, allora abbiamo chiesto come può qualcuno che non ha diritto di visita scrivere un reclamo, ci hanno risposto che non sapevano.
Purtroppo nessuno si assume la responsabilità di risponderci. A mio avviso, loro, hanno intenzione di uccidere mio figlio o ce lo consegneranno completamente paralizzato.

Jaras: Quali cure riceve suo figlio in carcere?
Padre: L’unico trattamente prescritto a nostro figlio sono delle iniezioni di salexy. Ma queste iniezioni non hanno effetto in quanto egli è tenuto in isolamente e sotto pressione psicologica. La sclerosi multipla è una malattia che peggiora sotto sforzi fisici o pressioni psicologiche. Le autorità sono consapevoli di tutto ciò.

Jaras: Quale è lo stato della sua pratica legale?
Padre: Mio figlio si trova nel carcere di Zanjan, deve scontare dieci anni. Attualmente si trova in isolamento e non ha diritto di visita. Questa condizione potrebbe durare un mese, forse due, forse sei o dieci mesi, nessuno lo sa.

Jaras: Signor Rouhinejad che cosa vorrebbe dire alle autorità, per far sentire la voce di suo figlio?
Padre: Ho detto molte volte che il Leader della Rivoluzione ci ha insegnato che l’Islam è la religione della compassione e del perdono. Perché per mio figlio non viene provata questa compassione?
Ahmadinejad parla di giustizia, giustizia, giustizia, se giustizia significa incarcere un malato e vietargli cure mediche, visite dei parenti e quant’altro, allora mi chiedo che cosa sia l’ingiustizia?
Mio figlio viene tenuto in isolamento, nonostante la sua salute, le pressioni psicologiche continuano e potrebbero ucciderlo, è forse questa giustizia?

Jaras: Pensa che Ahmadinejad sia a conoscenza delle condizioni precarei di suo figlio?
Padre: Non lo so, forse, ma se non lo fosse, prego che al più presto venga a conoscenza delle sue condizioni, perché mio figlio è malato e sta morendo in carcere.
Questa condizione sta portando alla rovina anche la nostra famiglia, io stesso ho avuto attacchi di cuore, i miei due figli soffrono di disturbi nervosi, in altre parole tutti e cinque i membri della mia famiglia stanno morendo.
Vorrei aggiungere che ovunque andiamo e a qualsiasi porta noi bussiamo, nessuno ci risponde.
Hanno deciso di uccidere mio figlio.

Source: Persian2English