Mese: giugno 2010

Allah-u-Akbar la voce della speranza dai tetti di Teheran

Come era già successo lo scorso giugno, dopo la frode elettorale, anche quest’anno i tetti di Teheran si popolano di voci di libertà, si popolano della gente che vuole la democrazia, di quelli che non sono rappresentati dal regime dittatoriale di Ahmadinejad e dei suoi mullah.

Il popolo iraniano in quest’anno ha subito arresti, per aver solo partecipato a manifestazioni, per aver espresso la propria opinione o semplicemente per essere uno studente, ci sono state condanne a morte ingiustificate, senza veri e propri processi, ci sono state impiccagioni, come quella dei cinque curdi, che ha sconovolto non solo l’Iran ma anche il mondo intero.
La voce della repressione si fa sempre più sentire, ma la gente non si lascia demoralizzare e continua la sua lotta, dai tetti di Teheran, si alza la voce della democrazia, la gente urla, sono urla di disperazione: Allah-u-Akbar (Dio è il più grande), oppure a morte il dittatore.
È la voce del popolo iraniano che vuole la LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA.

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La madre di Majid: "Mi hanno imprigionato il cuore"

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Majid Tavakali è ancora in attesa della decisione della Corte d’Appello per la pena detentiva di otto anni e mezzo, rilasciata il 19 gennaio 2010. Tavakoli è stato arrestato all’Università Amirkabir dopo aver tenuto un discorso il 7 dicembre 2009.

Durante i cinque mesi e mezzo di reclusione la madre di Tavakoli non è stata ancora in grado di comunicare con lui. Recentemente la madre di Tavakoli ha dichiarato: “È difficile per una madre non avere la possibilità di vedere suo figlio. Mi sento come se mi avessero imprigionato il cuore, ma il coraggio di Majid da forza anche al mio cuore.”
Ha continuato dicendo che considera questo come il periodo più duro della sua vita. ” Questa non è la prima volta che hanno imprigionato uno studente, un intellettuale, uno che ha la passione per il suo paese.”

“Majid era a una riunione legale tenutasi per il “Giorno degli Studenti” e ha tenuto un discorso di 15 minuti. Ha solo criticato ma non ha detto nulla di illegale. Non so quale crimine ha commesso. Non hanno nemmeno voluto sentire la nostra voce, in protesta, non ci hanno nemmeno dato risposte.”

Pur sottolineando l’innocenza del figlio, ha continuato: “Per un disocrso di 15 minuti, com’è possibile giustificare una condanna a otto anni e mezzo di carcere? Non so come hann calcolato ciò? Anche se avessero calcolato la condanna per ogni minuto del suo discorso, non sarebbe sufficiente… Perché nel nostro paese le persone vengono trattate in questo modo? Dove dovremmo andare? A chi dovremmo parlare? Nessuno credo che per quattro mesi e mezzo la mia vita si è svolta vicino al telefono contando il momento in cui sarei stata in grado di sentire la voce di mio figlio.”

Oltre a una lettera scritta alle autorità giudiziarie, la madre di Tavakoli ha dichiarato che i capi della autorità non hanno consentito ai famigliari di entrare in qualsiasi ufficio, per informarsi su Majid. La madre di Majid ha aggiunto: “Mio marito è andato a Teheran e ha chiesto di incontrare il procuratore di Teheran Abbas Jafari Dolatabadi, ma la sua richiesta non è stata approvata.”

La madre di Majid ha concluso dicedendo: “Il ministero delle informazioni ma ha contattato per telefono, dicendomi che dobbiamo rimanere tranquilli e non dare interviste.”

Lettre pour ma fille, Shiva Nazar Ahari

ITALIAN ENGLISH

La mère de la militante des droits humains Shiva Nazar Ahari écrit une lettre à sa fille
Ma chère fille,
Il semble qu’il soit maintenant normal dans ce monde d’emprisonner pour les crimes de recherche de la liberté et d’amour pour les êtres humains. Voilà plus de six mois que tu es emprisonnée pour ce crime-là. En tant que mère, je suis fière de toi. Tu as toujours été la meilleure et tu l’es encore.
Ma chère fille, quand je suis allée à l’université pour récupérer ton diplôme, tous les fonctionnaires de l’université m’ont félicitée d’avoir une fille d’une telle persévérance et ils m’ont tous dit prier pour que, dans le futur, la prison ne sanctionne plus l’amour des êtres humains et la recherche de la justice.
Et maintenant, je crie à haute voix du fond de mon cœur : c’est moi qui ai élevé Shiva et si quelqu’un mérite la prison, c’est moi, pas Shiva.
Enchaînez-moi donc et libérez ma fille.
Ta mère,
Shahrzad Kariman

Saba Vasefi da martedì si trova in coma, dopo che lunedì agenti di sicurezza hanno fatto irruzione nella sua casa

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In un’intervista con l’Associazione “Campagna Internazionale per i diritti umani in Iran” una fonte affidabile ha confermato che Vasefi Saba, una giovane attivista per i diritti umani, si trova attualmente in coma in seguito ad un incidente avvenuto lo scorso martedì. Secondo questa fonte, una motocicletta l’ha investita, mentre era in gita nella città di Shahriar, nei pressi di Teheran. Vasefi Saba si trovava a Shahriar per perseguire un caso di condanna a morte.
L’impatto causato dall’incidente le ha fatto perdere conoscenza e in seguito è entrata in coma. Saba si trova in coma da 72 ore. I medici hanno detto che non è chiaro quando potrà riprendere conoscenza.

Appena un giorno prima dell’incidente, le forze di sicurezza si sono recate a casa dell’attivista per arrestarla.
Vasefi Saba era stata più volte chiamata da funzionari delle forze di sicurezza, inoltre avvertimenti telefonici erano stati fatti per quanto riguarda il suo lavoro come attivista per i diritti umani.
Lunedì, un giorno prima dell’incidente, la casa di Vasefi è stata accuratamente ispezionata, e le forze di sicurezza hanno sequestrato i suoi appunti personali, la sua agenda, libri e gli appunti dei corsi che di solito dava all’università.

La fonte ha inoltre aggiunto che le forze di sicurezza hanno anche preso documenti relativi ad un progetto di ricerca su cui Vasefi lavorava da tre anni. La copia confiscata era quella finale, la quale prima di essere pubblicata è stata modificata.
Vasefi lavorava come ricercatrice presso l’Università Tarbiat Modares.

Le forze di sicurezza si sono recate a casa di Vasefi, dato che la famiglia non aveva infomazioni su dove si trovasse.

Martedì scorso, dopo molti sforzi la famiglia ha saputo che la ragazza si trovava in ospedale.
La famiglia ma sopratutto la madre di Saba sono sotto shock, dopo la scoperta dell’incidente. Adesso sperano solo che Saba possa uscire dal coma.

Contesto:

Il 20 gennaio 2010, Saba Vasefi è stata licenziata dal suo lavoro accademico presso l’Università Shahid Beheshti per motivi tuttora sconosciuti. I suoi sforzi per capire le ragioni di questo licenziamento non hanno avuto alcun risultato.

Saba Vasefi lavorava dal 2006 presso l’Università come docente di letteratura persiana.

Lettera a mia figlia Shiva Nazar Ahari

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Shiva Nazar Ahari attivista per i diritti umani attualmente si trova nel carcere di Evin, Teheran.

Cara figlia,

sembra che oramai sia diventato normale imprigionare le persone per crimini come la voglia di libertà e l’amore per gli esseri umani. Da sei mesi ti trovi in prigione per aver commesso questi due crimini. Come madre, io sono orgogliosa di te. Sei sempre stata la migliore e lo sei tuttora.

Mia cara figlia, quando sono andata all’università per ritirare il tuo diploma, ogni funzionario si è congratulato con me per avere una figlia tanto forte e perseverante, e mi hanno detto che pregano perché in futuro nessuno venga imprigionato per amare gli esseri umani e per aver chiesto giustizia.

E ora dal profondo del mio cuore vorrei gridare: ho tenuto Shiva sulle ginocchia, e se qualcuno merita di essere imprigionato allora quella sono io e non Shiva!

Incatenate me, ma non mia figlia.

Tua madre

Shahrazad Kariman