Teheran, dopo tre mesi liberato su cauzione il regista iraniano Panahi

Il cineasta iraniano, Leone d’oro a Venezia nel 2000, è uscito dal carcere dopo quasi tre mesi di prigione. Durante la premiazione al festival di Cannes l’attrice francesce Binoche aveva pianto per lui

Il regista iraniano Jafar Panahi è stato rilasciato ieri sera su cauzione. Era stato arrestato il 2 marzo scorso. La decisione è stata presa dal procuratore generale di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi. A favore della sua liberazione era intervenuta l’attrice francese Juliette Binoche, durante la sua premiazione all’ultimo festival di Cannes.

Le lacrime della Binoche L’attrice francese si era commossa scoprendo che, in carcere, il regista aveva cominciato lo sciopero della fame. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. E dal Festival di Cannes, dove lo avrebbero voluto in giuria, la storia di Jafar Panahi, il regista iraniano Leone d’oro a Venezia nel 2000 liberato su cauzione a Teheran dopo quasi tre mesi di prigione, è entrata con tutto il suo carico di ingiustizia e di sopraffazione sulle pagine dei giornali e nelle televisioni, fino all’epilogo felice di questa sera. La Binoche, commossa, lo ha voluto ricordare anche ieri, un cartello in mano con il suo nome mentre ritirava il suo premio per migliore attrice per “Copia conforme”, film di Abbas Kiarostami, collega e amico di Panhai. Per chiedere il suo rilascio si erano spesi in tanti, prima di tutto 85 colleghi registi che avevano firmato due giorni fa una lettera alle autorità iraniane. E poi ministri, uomini di cultura.

Il ministro Bondi Dall’Italia il ministro Bondi aveva invitato i ministri della cultura europei a sottoscrivere una richiesta formale di liberazione per il regista iraniano incarcerato il 1 marzo. “La permanenza in carcere di Panahi – aveva scritto Bondi – è uno scandalo a cui l’Europa deve reagire, perché dimostra che il regime iraniano ha imbroccato la strada della repressione più brutale nei confronti di ogni forma di opposizione ed espressione di libertà da parte dei giovani, delle donne e degli uomini di cultura”.

Le ultime accuse La notizia del suo sciopero della fame era arrivata in pieno festival, durante la conferenza stampa di Kiarostami e il regista iraniano aveva lanciato un accorato appello in favore dell’amico imprigionato. Lui, dal carcere, aveva intanto spiegato che le autorità carcerarie lo avevano accusato di aver filmato la propria cella, “è una clamorosa bugia”, aveva detto, “non ho mangiato o bevuto da domenica scorsa e continuerò finché le mie richieste non saranno accolte”.

I successi con i suoi film Cinquant’anni da compiere a luglio, sposato con figli, Panahi, è nato ed è sempre vissuto a Teheran, dove ha studiato all’Università del cinema e della televisione. Il debutto nel ’95 con “Il palloncino bianco”, sceneggiatura di Abbas Kiarostami, delicata favola morale con commoventi personaggi infantili presi direttamente dalla realtà che gli vale la Camera d’or al Festival di Cannes. Nel 1997 vince il Pardo d’oro a Locarno con “Lo specchio”, apologo sulla difficile condizione femminile in una società dominata dalla morale islamica. Lo stesso tema torna anche in “Il Cerchio”, premiato con il Leone d’oro Venezia. Nel 2003 vince a Cannes il premio della giuria nella sezione Un certain regard con “Oro rosso”, ancora una volta sceneggiato da Kiarostami e proibito in patria. Del 2006, premiato a Berlino con l’Orso d’argento, è “Offside”, che racconta la storia di un gruppo di ragazze che a Teheran si travestono da maschi per poter andare allo stadio. All’estero è successo ma in patria i suoi film sono bistrattati dalla censura. “C’è un prezzo da pagare in Iran per lavorare in modo indipendente dal governo e questo prezzo è non vedere i propri film nelle sale del proprio paese”, spiegò lui in un’intervista in Italia a maggio 2004.

Il Giornale

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