Mi è proibito scrivere di te! Lettera di Farzad Kamangar (impiccato il 9 maggio 2010)

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[ ndT:L’amore non scessa mai di vivere, neanche quando si è dietro le sbarre di una prigione, neanche quando si è stati condannati a morte, neanche nel attimo in cui la corda, di un regime crudele, ti sta per rubare quella vita che deve essere solo tua, quella libertà con cui ogni essere umano nasce.]
[A Negs Ir: grazie dei tuoi suggerimenti per la traduzione]

Lettera di Farzad:

Ancora adesso ricordo quando ci separarono dai nostri giochi d’infanzia, lo fecero solo perché tu eri una ragazza. Tu lasciasti il gioco con gli occhi pieni di lacrime, e io ancora adesso desidero sedermi e guardarti mentre giocavamo all’allievo e all’insegnante.

Mia cara, questo studente distratto in classe, in mezzo alla situazione tumultuosa del nostro paese, desidera ancora tenerti la mano in pubblico per sussurrarti parole d’amore proibite e donarti tanti sorrisi, proprio come nei nostri giorni d’infanzia.

È come se il tuo compagno d’infanzia non sentisse il passare degli anni. È come se i loro piani di separare gli uomini dalle donne non fossero mai esistiti, per questo tuo compagno d’infanzia.

Il tuo compagno d’infanzia desidera disperatamente l’uguaglianza, ancora adesso che sono passati decenni da quando hanno iniziato a comandarci, attraverso avvisi orali, scritti, da quando hanno iniziato a usare le manette e i tribunali. Da quando hanno imposto alle donne di mettere dei veli neri.
È come se questo tuo compagno non sapesse che le persone del tuo stesso sesso vanno ormai nello spazio e abbracciano le stelle. Invece qui da noi, abbiamo uomini religiosi che ci dettano il tipo di scarpe da portare e la misura dei pantaloni che dobbiamo indossare per garantire la sicurezza della nostra nazione.

Quel tuo compagno d’infanzia, dal carattere calmo, sembra non essere mai cresciuto. Qui, da dietro le mura della prigione si strugge per rivedere i stretti vicoli della nostra calda e tranquilla città nei giorni d’estate, mentre tutti sono ancora nel dormiveglia.

Lui, sta ancora aspettando l’occasione per venirti a vedere come ospite, così che tu possa condividere insieme a lui il tuo piatto d’anguria.

Mia carissima in questi giorni, il tuo compagno di giochi sta aspettando di andarsene via, come se non sapesse che tu hai già raggiunto l’età in cui è possibile ricevere l’eredità.

È come se non volesse sapere che alcune donne sono in attesa della loro condanna alla lapidazione.

Lui non vuole credere che in un mondo, dove i pensieri, i diritti, la libertà, la dignità, l’umanità e la madre patria sono in vendita, una donna non ha ancora il diritto di possedere il proprio corpo.

A proposito come sono iniziate tutte queste disuguaglianze e queste separazioni?

Iniziò forse quando Eva ignorò gli ordini di Dio e scelse la terra come luogo della sua sofferenza? Oppure è stato quando per la prima volta una bambina sciolse i suoi capelli al vento?

Mentre il vento gonfiava i suoi capelli si prese anche i suoi segreti e andò a sussurrarli di città in città, di orecchio in orecchio dai monti agli alberi. Fu forse questo che provocò l’ira della tribù? Forse no! Fu forse quando l’acqua di sorgente vide il riflesso di una bella ragazza e si innamorò di lei sussurrandole nell’orecchio quanto fosse bella? Il fiume allora ipnotizzato dal lei raccontò al mare la sua storia d’amore. Forse tutti questi sguardi rubati non andarono a genio all’uomo d’onore che la ragazza aveva in casa.

O fu quando a nove anni ci stringemmo come due angeli le mani e per questo distruggemmo le fondamenta del nostro credo? Ma le tradizioni sono state strumentalizzate per fare di te un cittadino di seconda classe.

Oppure no, magari fu, quando il tuo dolce profumo, portò il tuo compagno di giochi, per i vicoli dei suoi ricordi per inseguire Sara, la sua compagna di giochi al fine di trovare le tracce dell’amore nel primo sguardo e nell’ultima lacrima.
Scontrandoci con le leggi non scritte della natura, diventammo l’uno per l’altro come due estranei (religiosi).

Non lo so. Non so dove tutto ebbe inizio. Ma nei miei sogni, mi sussurro mille volte la frase, che non ti dissi e che avrei però dovuto dirti nella nostra prima alba, mentre tu mi guardavi con i tuoi occhi innocenti e io affascinato da te avrei dovuto dirti: “Congratulazioni per essere diventata una donna”.

Non ci permisero d’incontrarci neanche per un’ultima volta. Ora, da dietro le sbarre di questa prigione, non sono più in grado di vedere l’amore per la vita che si perde nei tuoi occhi.
Intanto sotto i loro occhi vigili e grevi, tu stai ancora stringendo a te la tua bambola, come se fosse un segno del tuo amore, verso il tuo compagno di giochi d’infanzia. Davanti a loro non stai negando il tuo amore.

Ma ora, in segno di gratitudine per essere da migliaia di anni una donna, in segno di gratitudine verso i tanti ricordi e i sogni irrealizzati, mi unisco alla “Campagna per l’uguaglianza delle donne” con un’unica firma: una firma per onorare la tua femminilità e il tuo essere una donna.

Il compagno di giochi di Sara.

Farzad Kamangar

Prigione di Rajai, Karaj, Iran

10 febbraio 2008

traduzione di: forafreeiran

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