Le terribili condizioni delle detenute nel carcere di Evin

Il carcere di Evin è tristemente noto, non solo per avere al suo interno molti giovani, arrestati dopo le manifestazioni post-elettorali, ma sopratutto per le torture e i maltrattamenti a cui i detenuti sono sottoposti.
All’interno del carcere si trovano anche moltissime donne, anche esse arrestate dopo le manifestazioni post-elettorali.
La mancanza di spazio e le strutture poco adatte ad “ospitare” così tanti detenuti, causano stress psicologico tra le donne.
La limitazione dello spazio è talmente grave che molte donne sono costrette a dormire nei corridoi, i quali mancano delle più basilari norme d’igiene. Per coprirsi, la notte, le donne usano spesso un’unica coperta sporca.
Oltre alle condizioni igieniche, sono molte le donne ferite, a causa di torture e maltrattamenti. Esse sono costrette a passare la maggior parte del loro tempo nella clinica del carcere.
Nella sezione 209 la qualità del cibo è talmente scarsa che molte donne si rifiutano di mangiare e sopravvivono alimentandosi di cracker.
Alle carcerate è stato detto che il rifornimento di coperte, vestiti o indumenti per la notte deve andare a carico delle loro famiglie, oltre a ciò le donne sono costrette a pagare una certa somma, una specie di affitto per le loro celle.
Le sezioni in cui si trovano i carcerati sono infestate di pidocchi, inoltre i funzionari del carcere interrompono continuamente l’acqua calda, ciò aggiunge allo stress psicologico e ai maltrattamenti ancor più pressione sulle carcerate.
L’atteggiamento dei funzionari provoca grande sofferenza per le madri che hanno bambini piccoli, perché senza l’acqua calda non possono preparare il latte per i loro piccoli. Quest’ultimi rischiano di contrarre molte malattie a cause delle disastrose condizioni d’igiene.

Una ragazza incarcerata ad Evin ci ha informato di uno strano batterio/infezione che ha colpito un prigioniero.
Ciò potrebbe essere dovuto non solo al cibo di pessima qualità ma anche al fatto che ai detenuti/e non viene permesso di indossare gli abiti che la famiglia porta, infatti molti di loro indossano ancora i vestiti di quando furono incarcerati (i primi arresti iniziarono subito dopo le manifestazioni del giugno 2009).

Nonostante le pressioni, i maltrattamenti, le torture psicologiche e fisiche, le donne continuano a resistere ai loro aguzzini e soprattutto resistono agli interrogatori che sono a detta di molte detenute estremamente duri.

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