Mese: aprile 2010

Iran – Dopo la condanna a morte per “comportamento ostile verso Dio” due giovani curdi rischiano l’esecuzione

Il regime xenofobo, opprimente, misogino e anti democratico di Ahmedinejad e dei suoi Ayatollah diviene il carnefice contro i suoi stessi giovani, quei giovani che chiedono un diritto che all’essere umano non dovrebbe mai essere negato la libertà, non solo di espressione, ma politica e religiosa.
Il regime degli Ayatollah è vergognoso per come strumentalizza la religione e il potere che ha in mano contro il suo stesso popolo, opprimendolo e torturandolo.

Hossein Khezri, 28 anni e Zeyanab Jalalian 27 anni sono le ultime vittime della politica iraniana, entrambi sono stati condannati a morte per “comportamento ostile verso Dio”.
Ciò che in uno stato democratico non sarebbe mai accettato in Iran sembra la norma, i due giovani, entrambi curdi, sono accusati di ostilità verso Dio, perché fanno parte del partito per la liberazione del Curdistan.

Esprimere apertamente la propria appartenenza politica è un crimine in Iran, per questo motivo Hossein Khezri fu arrestato a Kermanshah nel 2008 e condannato a morte dal Tribunale rivoluzionario di Oromieh nel nord-ovest dell’Iran nell’agosto del 2009.
Durante la detenzione Hossein dice di essere stato torturato e per questo ha chiesto che si aprisse un caso, per investigare sulle torture a lui fatte, la richiesta è stata rifiutata nel marzo del 2010.
Pochi giorni fa, 11 aprile Hossein è stato trasferito dalla prigione di Oromieh in una località sconosciuta, la sua esecuzione sembra essere imminente.

L’Iran è secondo solo alla Cina per le esecuzioni, in Iran anche i minorenni vengono condannati ed impiccati, in Iran chi non ha la stessa linea politica e religiosa del governo di Ahmadinejad e dei suoi Ayatollah viene condannato ed ucciso, in Iran chi esprime apertamente il suo dissenso verso il governo rischia la vita, in Iran voler essere un uomo libero significa andare incontro non solo alla prigione, all’opressione, alle torture, significa andare incontro alla morte.
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Iran: la causa dei terremoti nel paese sono le donne promiscue

La colpa dei terremoti è delle donne discinte e promiscue. È la tesi dei religiosi dell’Iran, uno dei Paesi più esposti al rischio sismico.

La dichiarazione segue l’annuncio fatto dal presidente della Repubblica islamica Mahmoud Ahmadinejad due settimane fa. Il leader ha previsto che presto il Paese sarà colpito da una nuova scossa, e per questo molti dei 12 milioni di iraniani dovrebbero trasferirsi in zone non pericolose.

“Molte donne che non si vestono in modo appropriato corrompono la castità degli uomini, li spingono all’adulterio, facendo così aumentare la possibilità di terremoti”, ha detto Hojatoleslam Kazem Sedigh.

Ragazze e signore, in Iran, dovrebbero essere coperte dalla testa ai piedi, ma molte, soprattutto le più giovani, ignorano questi rigidi codici di abbigliamento, indossando solo sciarpe morbide a coprire i capelli.

“Che cosa dobbiamo fare per evitare di essere sepolti sotto le macerie? si chiede Sedighi. Non c’è altra soluzione che trovare rifugio nella religionee adattare i nostri stili di vita a quelli prescritti dall’Islam”.

A confermare la tesi, anche il ministro del Welfare Sadeq Mashooli: “Le preghiere e i voti per il perdono sono le formule migliori per evitare i terremoti. Non possiamo inventare un sistema che prevenga il sisma, ma Dio ha creato quel sistema, che consiste nel rifuggire dal peccato, pregare, invocare il perdono”.

ONU: basta con la pratica del guardiano, le discriminazioni devono cessare

L’alto comissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo Navi Pillay, in un discorso tenuto all’Università di Jeddah, in Arabia Saudita, ha invitato i paesi del Golfo ad abolire le barriere sociali che tutt’oggi impediscono alle donne di partecipare alla vita pubblica e sociale dei loro paesi.

Pillay aggiunge che le donne vengono ancora discriminate, non possono decidere liberamente del loro futuro, e non possono usufruire a pieno dei loro diritti di esseri umani.

Pillay si rivolge soprattutto all’Arabia Saudita, dove le donne devono essere accompagnate in ogni loro movimento da un uomo, chiedendo di abolire la pratica dell’uomo guardiano. Rivolgendosi all’ultra conservatrice Arabia Saudita, Pillay afferma che in altri stati islamici, grazie all’interpretazione dinamica della tradizione islamica, si sono potuti raggiungere buoni risultati per quanto riguarda i diritti delle donne e soprattutto si è osservato che le leggi del paese sono compatibili con la giurisprudenza islamica.

“Queste restrizioni persistono e devono essere abolite” – ha concluso la Pillay, che ha iniziato dall’Arabia Saudita un tour di dieci giorni che toccherà le sei monarchie del Golfo.

Abu Dhabi: sentenza di morte per l’omicidio di una giovane donna

La corte suprema di Abu Dhabi a confermato la sentenza di morte contro S.K., uomo pakistano di 22 anni, che quattro anni fa uccise una giovane donna N.A., 19 anni a Sharjah.

S.K. afferma di essere entrato in casa di N.A. dalla porta della cucina, di aver preso un coltello e di averle inflitto i colpi mortali. La donna respirava ancora quando l’uomo l’asciò la casa.

Prima di essere arrestato dalla polizia il giovane pakistano ha confessato ai suoi due conviventi di aver ucciso una donna, i due compagni lo hanno aiutato a gettare via i vestiti ancora imbrattati di sangue.

Il movente dell’omicidio rimane tutt’ora sconosciuto.