Con le iraniane e contro la Commissione Europea

Riportiamo l’articolo scritto su http://missionfreeiran.wordpress.com (in inglese).

Le donne iraniane sono l’epicentro di un conflitto globale, esse combattono per la libertà dei loro diritti, in uno Stato teocratico, il quale ha il più repressivo e violento regime anti-donna esistente nel mondo.
È sotto questo regime e contro di esso che negli ultimi 31 anni le donne iraniane hanno lottato e continuano a lottare per i loro diritti.
Combattive e sempre in prima linea, per le strade delle loro città, raccolte in solidarietà al parco Laleh, dalle celle delle loro prigioni, dietro i schermi dei loro computer, mantenendo le linee di comunicazione aperte con il mondo esterno, le donne iraniane stanno guidando la lotta contro il regime di apartheid della Repubblica Islamica d’Iran.
Esse conducono la lotta non solo contro la Repubblica Islamica d’Iran, ma contro l’Islam politico e il diritto Islamico (shari’a).

È una lotta contro un governo che legalizza lo stupro delle bambine impostando l’età legale di matrimonio a 9 anni. Che condanna le donne a 74 frustrate se non dovessero portare il velo in pubblico. Che imposta il valore della vita di una donna secondo la shari’a, codice che dice che la donna vale la metà di un uomo. Che subordina la donna all’uomo, stabilendo che l’eredità di una donna può essere metà di quella di un uomo. È una lotta contro un governo vizioso che stupra le prigioniere di sesso femminile, fino al punto da distruggere i loro organi riproduttivi. Che uccide lapidando le donne a sassate, o impiccandole dall’alto di una gru.

Le donne di tutto il mondo le stanno guardando, perché sanno che quando le donne iraniane scendono per le strade, lo fanno per  l’uguaglianza e l’emancipazione di tutte le donne del mondo. E noi sappiamo che loro possono vincere. Aneliamo perché possano vincere, perché sappiamo che il nostro destino si intreccia al loro. E poi…

una settimana dopo l’annuncio dell’ayatollah Sedigh, il quale ha affermato che il regime vuole essere ancora più severo con le donne, veniamo a conoscenza di questa notizia. Veniamo a conoscenza che la Commissione per lo Statuto delle Donne, la quale ha come compito di “dedicarsi esclusivamente alla parità di genere e promuovere le donne” ha scelto di donare liberamente un seggio al regime violento e misogino iraniano. È come se si fosse presa in giro da sola, tradendo le donne di tutto il mondo.

Come osa questa Commissione dare un seggio al regime teocratico iraniano, mentre centinaia di nostre sorelle soffrono in prigione, solo perché combattono per i loro diritti. Consentendo al regime islamico iraniano un seggio nella Commissione, essa ha il coraggio di stare contro le donne che combattono per i loro diritti. È come se si fosse scavato la fossa sotto i piedi…

Con questo seggio la Commissione si sta praticamente rifiutando di rispondere alle esigenze della giustizia e della libertà, mostrano un aperta ostilità verso le iraniane. Il compito di questa Commissione appare oramai inutile e irrilevante. Essa ha minato la sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Ciò non può più essere tollerato.

Le donne iraniane hanno pagato e continuano a pagare un prezzo troppo alto, solo per avere un po’ di libertà, questa libertà che infondo è un diritto di nascita di ogni essere umano.
Anche se le Organizzazioni Internazionali non lo fanno, noi siamo vicino alla loro lotta e rispettiamo i loro sacrifici.

Non è passato neanche un anno dall’uccisione di Neda. Noi non dimentichiamo neanche la storia di Taraneh Moussavi, né di Bahareh Maghami. Ci sediamo e aspettiamo con Shirin Alamkei e Massoumeh Yavari.

L’ONU è ora direttamente responsabile, insieme al regime islamico, di tutte le atrocità commesse contro le donne iraniane.

Noi stiamo con le iraniane, e contro l’ONU e la sua Commissione, finché non sarà fatta giustizia e il regime islamico non sarà rimosso dalla Commissione Europea per lo Statuto della donna.
Finché l’Iran farà parte della Commissione Europea per lo Statuto della donna, noi dichiariamo illegittima questa Commissione.

Maria Rohaly

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