Caccia al niqab in Algeria

Mentre la Francia cerca di imporre il suo punto di vista, per quanto riguarda la questione del velo islamico,  ai i suoi immigrati, proveniente soprattutto dal Maghreb, i quali immigrati non lo sono veramente più, essendoci ormai da cinque generazioni nel territorio francese,  in Algeria si riapre la questione del niqab, velo che copre la donna lasciando scoperti solo gli occhi, infatti il governo algerino ha deciso che le donne, le quali portano il niqab, debbano toglierselo prima di poter posare per la foto sul passaporto. Questa nuova legge fa parte della riforma che si sta attuando, infatti anche l’Algeria passerà al passaporto biometrico.

La decisione ha riaperto però vecchie ferite, in un paese, nel quale per anni si sono scontrati gruppi islamici radicali come il GIA (Gruppo islamico armato) o il più moderato MIA (Movimento islamico armato) con la giunta militare, che prese il potere nel 1992. Negli anni del terrore il GIA, sterminò interi villaggi, si parla di 200.000 vittime, la violenza con qui questo gruppo operò è ormai tristemente nota, violenza rivolta agli stessi algerini, ma è anche nota la violenza con cui la giunta militare trattò il paese, censurando l’informazione, opprimendo e arrestando moltissimi militanti del FIS (Fronte Islamico di Salvezza).

In seguito alle elezioni del 1999, nelle quali vinse Abdelaziz Bouteflika, e tutt’ora presidente dell’Algeria, Bouteflika si vide costretto a concedere, per riportare la pace nel paese,  un amnestia ai gruppi islamici, riaprendo i loro canali televisivi e radiofonici.
Con la nuova legge sul divieto del niqab Bouteflika, rischia di inimicarsi, gli stessi gruppi, ai quali diede la libertà di propaganda a suo tempo. Abderahmane Chibane, leader dell’Associazione degli Ulema dice che: “Siamo in un paese islamico, e lo stato non dovrebbe mettere in pratica leggi che vanno contro la nostra religione”. Queste prime reazioni rischiano di mettere in crisi il fragile equilibrio tra governo e islamisti.

Fonti: Reuters Africa

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